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schadenfreude e mudita

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I due termini nel titolo sono in antitesi. Entrambi parlano di gioia, ma mentre il primo si riferisce al piacere per le disgrazie altrui, il secondo, buddhista, indica la felicità per la buona sorte dell'altro.  Ne "Il fondamento della morale", Schopenauer scrive che " Provare invidia è umano, assaporare la gioia per il danno altrui è diabolico." Sento queste parole profondamente, perché ultimamente mi è piovuta addosso la schadenfreude di una persona. Ed è stato terribile. Sicuramente la mudita non è semplice da raggiungere, ma è un delizioso profumo da cercare. Piuttosto, dovrei magari spiegare il perché del raccontino precedente, senza titolo. L'avevo scritto di getto, una notte, per uno dei tanti spazi virtuali dove dissemino pezzi di me. Ogni tanto tiro i remi in barca e così è approdato qui, nella sua disperata visione di un amore distrutto, massacrato nel sacrificio di un'impresa, di quelle tipicamente umane, come una guerra, così stupida, co...

Il signore e la Damina

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    La bruma si addensava appena fuori il portone tra le mura. Poco oltre, celava l'orizzonte, uccidendolo di bianco. Il fiato del cavallo sembrava tributare una gabella a quel nulla, questo mortorio. Scostava il muso nervoso, poco incline al partire. Voltandosi verso di me, sembrava domandarmi se lo volessi davvero. E poi venne lei. Capelli fino al cuore, quel colore così amato, il sorriso che la faceva splendere, attanagliato in una mascella dura, ostile, delusa. Solca la corte con passo combattivo, picchiando la gonna, vascello proiettato all'assalto, seguita da due donne, i cannoni delle sue orbite puntati verso di me. Mi raggiunge e il destriero, come a dirle la mia follia, si scosta e, vinto lo sbalzo, lo riporto diritto. La dama ha sfidato persino gli zoccoli, nel coraggio di volermi catturare, gli occhi saltano dal mio viso a un futuro che presente, le pupille oltre di me, che si estendono tanto da sbarrarsi, prima di scomparire sotto le palpebre. E di nuovo que...

papà...

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Ho una profonda disperazione. A mezzanotte non mi ero neanche ricordato che è il mio compleanno. Incredibile scriptu, me ne sono reso conto vedendo il doodle di google che mi faceva gli auguri. Tecnologia, che mima bene un calore assente. Come fingere di parlare al cellulare o dire a un risponditore vocale "ti amo". Avrei dovuto premettere che sono più esaurito del solito. Nato il 23 giugno, onomastico il 24. Ma è anche il giorno in cui morì mio padre. Sono passati 20 anni e dovrei avere solo una cicatrice. Invece sanguino, dagli occhi. Plasma incolore, sapido, doloroso.  Ecco perché non ricordo volentieri il mio compleanno, tanto da rimuoverlo. E, tanto per ringraziare un dio, caso mai avesse il coraggio di esistere, Alba sta morendo. Merda! Ho amato un solo gatto così tanto, anche lui sparito presto. Troppo presto. Alba che riempie le giornate di mia madre, Alba che si fa rispettare dai nipoti più grandi ma ai piccoli non fa nulla, se ne va, perché sente che sono cucc...

la bellezza di respirare

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Anni fa, una sera da un amico. Al ritorno ne accompagno un terzo. Siamo ben più che brilli e anche se il buio è vuoto di auto, vado piano, ho i riflessi lenti - eppure ancora buoni, specie l'udito. Ho il finestrino giù per fumare. Al semaforo che dà su viale Monza ho il verde, però procedo piano, perché vado in allarme: sento una specie di sibilo. "Scusa se rallento ma...non senti niente tu?". No, non sente nulla, ma quasi mi fermo: un attimo e ci sfreccia davanti un'Alfa, lanciata a non meno di 100 all'ora. Un missile, come il nostro sudore, lo shock. Mi fermo e aspetto il rosso, paralizzato. L'impatto, potenzialmente dalla mia parte, mi sarebbe stato fatale e forse non soltanto.  Stasera ho ripensato alle volte in cui mi sono visto la morte. Scampata... Sarà solo una sega mentale pensare: toh, sono vivo, meno male! Respiro. E anche il mio carissimo amico. Certamente viviamo sapendo della morte. L'altro giorno un ragazzo mi diceva che ne ha il terrore...

Blog che spariscono

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Nell'impalpabile mondo elettronico succede di continuo che qualcosa o qualcuno scompaia: un sito, un blog, un nickname. Per normale che sia, quelle sparizioni lasciano un vuoto. Capita di ricredersi e tante volte penso ai miei blog chiedendomi "ma chi me lo fa fare". Certo, meglio poi continuare ad esistere nella realtà. Però quel vuoto rimane, un'assenza rumorosa, un non più, silente ma assordante. Mi rammaricavo di aver risposto con un commento lunghissimo, più dello stesso post, all'articoletto precedente. Volevo scusarmene ma ora ho il dubbio che chi aveva innescato la discussione possa leggermi. Comunque cerco di riparare citando almeno la fonte di quello sproloquio: " Il miracolo della forma - Per un'estetica psicoanalitica", di Massimo Recalcati. Caso mai leggessi qui, angie, voglio salutarti con gratitudine ed affetto: anche se non ci conosciamo mi sei stata vicina e hai fatto anche un po' tuoi i miei blog, scrivendoci commenti, co...

Scrivere per sublimare

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Ogni tanto faccio sparire qualche post. Me ne rammarico sempre, perché vanifico qualcosa in cui pure mi ero impiegato. A volte cancello parole perché non le sento più, perché penso di essermi sbagliato. Scrivere è una delle tante azioni della civiltà per sublimare: il desiderio, l'aggressività, il sonno, tutte quelle cose istintuali che come tali ci fanno sopravvivere. Allora sacrifico sull'altare dell'istintività qualche post. Con violenza, come facevo quando scrivevo sulla carta. Non ho voglia di piedistalli, ma mi pento di aver gettato via qualcosa che ho sentito, che ho fermato su un foglio. Una sottospecie di poesia, una lettera d'amore, un saluto a un amico caro, appunti scolastici, persino le vecchie agende. Ho una ragione economica, perché dopo aver cambiato casa così tante volte cerco di tenermi l'indispensabile, come la carta "utile", libri sul sociale, quaderni dell'università e le fottute, immancabili scartoffie burocratiche. Scrivo qu...

Un cuore che lotta

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Ieri sono uscito da un incubo. Un medico mi ha sciolto una diagnosi infausta e definito "coglione" il suo collega che mi aveva fatto sprofondare nell'angoscia di credermi malato, con poco tempo, in una parola... finito . Il mio cuore ha ancora da correre, da lottare, da far vivere questo mio io strano come una sedia parcheggiata in mezzo alle macchine. Ieri è stata una vera maratona, perché prima dell'esame avevo dormito solo un'ora e se anche era abbastanza inevitabile, questo non fa che corroborare quella che era un'impressione a pelle: cuore forte rompe cattiva sorte, come ho scritto nella testata del "negozio ufficiale". Ieri sono andato a trovare un amico e l'ho aiutato sotto la pioggia, ma ero felice. Qualcuno mi ha rovinato l'estate dicendomi che non ero forte. Per fortuna, qualcun altro mi fa affrontare questo inverno quasi con gioia, perché mi ha rivelato che in realtà "tengo botta". Ieri rientrando ho trovato un arc...

L'albergo dei gatti

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C'era una volta un signore che aveva appena comprato un albergo d'occasione. Infatti non c'erano quasi mai clienti e nonostante il silenzio del precedente proprietario, ben presto l'uomo comprende il motivo: il vecchio edificio è infestato dai topi. Una sera, consumando una cena frugale nel silenzio dell'albergo vuoto, sente dei miagolii nel cortile. Va a vedere e trova un gatto magro magro, che non ha paura di lui e anzi gli fa le fusa tra le gambe. Intenerito, prende gli avanzi del suo pasto e li dà al micio che li divora. Leccandosi i baffi, il felino d'improvviso si blocca puntando una pianta. Alcuni attimi, poi scatta. Il cespuglio si scuote tra versi di caccia e squittii e alla fine il micio riemerge, con in bocca un sorcio. Ci gioca un po' e quando si stufa lo molla ai piedi dell'uomo, come fosse un dono. Lui sorride, come se ora fosse meno solo. Nel giro di qualche giorno il nuovo proprietario appronta un catering per i nuovi amici, dando fondo...

La mia insospettabile pazzia

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A volte invece di piangere scrivo. Sono nati così molti post qui e analogamente sono scomparsi, quando finalmente le lacrime hanno trovato la forza di scendere. L'unico lusso che vivo sono i miei blog: questo in particolare vuole tante cose tranne furbizia, essere ricco di lettori. Quindi non sarò breve, mentre si sa, poche righe hanno più probabilità di essere lette. Se i sentimenti sono irrazionali, significa che provare ad avere un mondo nel cuore è da folli? Se tengo talmente a una persona da voler sentire il suo dolore su di me, sono folle? Lo ammetto. Sono stato scoperto. Se non avessi quest'insanità, probabilmente sarei saltato sui treni giusti. Poi parenti ed amici propongono cene, pretesto per conoscere probabili fidanzate. Lodevole, ma pur dolendomi per i cari Cupidi, vorrei ascoltare il mio torace. E' terribile colpirsi il corpo deliberatamente. Eppure ci sono masse di persone intente a distruggersi, con alcool, droghe pesanti e condotte pericolose. Eppure...

A volte mi ricredo

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E così torno qui. A volte mi ricredo e non me lo aspetto, io per primo. Mi ricredo con quell'accezione che mi diverte, cioè torno a credere in me stesso. Un po', finalmente, in sottofondo tanto da dimenticarmene. Come il cuore: non passi tutta la giornata ad ascoltarlo, ma c'è. Come uno spirito buono, che funziona sempre ma senza nemmeno spezzare una foglia. Forse è questa luna così piena. Così ricca di energia, da non dormire. Pensare a una persona, domandarmi se anche lei l'abbia vista. Luna così ipnotica, da desiderare di guardarla in due. Come sono belli i capelli neri. E anche i gatti, neri, perché no. Parole ubriache? Anche. Astinenza da una voce. Una presenza quando è assente urla, silenziosamente. Mi sono accorto che la mia solitudine non è troppo rumorosa, anzi, la vorrei ancora più sussurrante, se possibile. Da qualche parte, in qualcuna, in qualcuno, c'è una dolcezza indescrivibile e incontrarla ripaga dei momenti di deserto. In fondo, anche d...

Quando è ora di fermarsi

Stavo accarezzando l'ennesima illusione, ma oltre a sentirmi troppo nel cronico del sogno senza realizzazione (ed anche maledettamente presto), mi rendo conto che è come se non fossi più lo stesso di prima. Mi hanno detto che ho il cuore malato. Be', un po' me lo aspettavo, intuivo di averlo lanciato in aria troppe volte. A costo del ridicolo, penso che la psicosomatica sia uno sguardo acutissimo sui mali di vivere. Per quanto mi piaccia scrivere, ne sento sempre meno motivo. Ora poi che mi scopro continuamente a percepire se non mi batta troppo forte, mi distraggo e non sento il benché minimo entusiasmo. Pazienza. Insomma, il momento non è dei migliori. Ma pazienza, appunto. Termino di usare anche questo di blog, tanto, non se ne avrà male nessuno. Comunque grazie a chi passa. Buona fortuna