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Visualizzazione dei post con l'etichetta minimalismo

Linden Flowers

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Giorni fa, con l'esplosione del caldo, ho ritrovato il profumo dei tigli in fiore, che adoravo da ragazzo sia perché mi ricordava l'aroma protettivo del sapone di Marsiglia (ignorando le proprietà calmanti dell'albero dalla foglia a forma di cuore) e perché annunciava l'arrivo della primavera. Ormai il caldo sta decimando quei fiori che, qualcuno mi faceva notare ultimamente, non sono tanto cari agli allergici. Ma io li adoro. Una sera, andando verso San Siro, che essendo un regno degli alberi è anche il principato dei Tigli, mi sono fatto guidare dal profumo di quei fiori fino alle propaggini della città, fino a uno sperduto parco giochi che non ho mai capito se sia veramente usato di giorno. Così fresco, così nascosto, così romantico. Un'oasi nella disperazione di giorni tormentati - e il caldo non c'entra nulla. Una fragranza che davvero calma e forse aiuta terribilmente la meditazione, ma io fatico a meditare, in realtà, perché mi viene sempre da piangere,...

l'importanza di sbadigliare

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Sbadigliare sembrerebbe un'azione insignificante ma non lo è.  Durante la scorsa primavera, quando il mio vecchio lavoro mi stava disossando, meditando tra me e me mi sono reso conto che sbadigliavo di rado. Mi sono messo a osservarmi e ho realizzato che potevano passare diversi giorni senza spalancare in modo liberatorio le mie fauci. Accanto a questo, ho constatato di aver come perso il contagio dello sbadiglio. Anche questo parrebbe poco, ma non lo è:  i malati di sindrome di Down non lo posseggono. Inoltre pare che la possibilità di sbadigliare per imitazione sia più alta in presenza di maggiore empatia, quindi un parente, una persona amata. Yawn (magari...). Si sbadiglia per inalare più aria e quindi ossigeno ma soprattutto quando lo si fa, si produce dopamina ed è innegabile la sensazione di benessere che si avverte. Magari ci si stiracchia, assestando parti del corpo che ne hanno bisogno ma, dalla mia distanza, posso dire che è piacevole sentirsi stanchi, addolci...

un mare di mare

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Finalmente sono stato al mare. Dopo 7 anni: eh sì, l'ultima volta era stata quella della foto in copertina su "Scacchiatore". Sono partito con come un'idea di morte, ma probabilmente era lo stress. Già. Il "nostro" Adriatico non è granché, ma il fondale basso e sabbioso mi ha aiutato a vincere vecchie paure. Quando ero piccolo, in colonia con le suore, stavo prendendo confidenza con l'acqua, bagnando il piedino, come a tentare di capire quello che sarebbe potuto diventare un grande amico. Un vecchiaccio però, vedendomi titubante, pensò bene di incoraggiarmi gettandomi in acqua, fino a tenermi la testa sotto. Quell'isterico di merda poté farlo perché noi "orfani" eravamo meno bambini degli altri, e poi la suora era brutta addormentata sulla sdraio. Da allora il mare per me è stato pura angoscia. Invece ora, dopo più di quarant'anni, ho imparato a stare a galla, a trattenere il fiato e soprattutto a nuotare, in qualche modo, a non a...

banalità vitale

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Ero sicuro dell'importanza della banalità ma questo testo me lo ha confermato. Un libro ottimo, corale, uscito dopo la demolizione delle "Twin Towers" e proprio per quello attuale: oltre alle catastrofi naturali, ci sono quelle dovute a guerre, migrazioni, attentati, per cui si vive in un clima di paura, madre di tutte le emozioni. Il nucleo del piccolo saggio è come organizzare le emergenze nel sostegno fondamentale di aiuto psicologico, contro il Disturbo post-traumatico da stress. Le tecniche sono particolari. Proprio nell'ambito dei disastri è sorta la discussa, ma efficace, pare, terapia EMDR; la mente ha una forte capacità di auto-guarigione ma può essere necessario stimolarla. Il libro è denso ma la banalità affiora vitale a partire dai "mantra" del sostegno nelle calamità: non siamo e non siete soli ; è importante conoscere le proprie reazioni allo stress ; esprimere le emozioni ; non essere chiusi in se stessi; affrontare il dolore di questa fe...

piccolezza

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Piccolezza ha per lo più un'accezione negativa, come limitato, banale, angusto, addirittura gretto, meschino e idiota. Non è sorprendente? Pensare che una ricerca ha dimostrato che i cuccioli hanno un'innata tendenza a mostrarsi con tenerezza per invogliare a che li si accudisca, pura sopravvivenza! Anni fa, quando ho avuto la macchina nuova (era la prima volta) mi pesava dover ammettere il mio feticismo per lei, come il lavarla spesso. A parte che a Milano puoi non stupirti di trovare una sorpresa sulla carrozzeria quotidianamente, un giorno, mentre stavo per raggiungerla ho visto un bimbo, per mano a un'adulta, che si guardava stupito nella mia auto: le forme bombate e la lucidità davano un effetto tipo specchio deformante e il piccolo era sorpreso, rallentando, con la donna che lo tirava nervosa. Da allora ho la scusa per lavare l'auto e mi è capitato ancora di scorgere piccoli a giocare fugacemente con la loro immagine strana sulla mia macchina :D Insomma, vole...

ho imparato a sussurrare

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Ho imparato a sussurrare, presto, quando non potevo avere più voce dal soffrire. L'ho imparato per poter esprimere quel che non posso lasciare a devastarmi qualche pezzo di corpo. Ho imparato a sussurrare quando devo dire qualcosa, imprecare, sfogare il dolore, quando la gola è indebolita dal tormento. Ma so sussurrare anche per potermi aggirare in quesi posti meravigliosi, e pure lontani, tra l'orecchio, i capelli, il collo e la spalla.  E così sussurro ai bambini, cercando calma insieme, o ai gatti, che sanno essere così silenziosi e amici della voce tranquilla. Mi piace mormorare, per sentirmi come fa il vento tra le braccia degli alberi, quando li carezza suonando piano. So sussurrare come una bicicletta che si aggira contenta dei suoi meccanismi come orologi, gentile, serena. Ho imparato a sussurrare e forse, sì, pure questo è un Cordiale per sopravvivere...

la bellezza di respirare

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Anni fa, una sera da un amico. Al ritorno ne accompagno un terzo. Siamo ben più che brilli e anche se il buio è vuoto di auto, vado piano, ho i riflessi lenti - eppure ancora buoni, specie l'udito. Ho il finestrino giù per fumare. Al semaforo che dà su viale Monza ho il verde, però procedo piano, perché vado in allarme: sento una specie di sibilo. "Scusa se rallento ma...non senti niente tu?". No, non sente nulla, ma quasi mi fermo: un attimo e ci sfreccia davanti un'Alfa, lanciata a non meno di 100 all'ora. Un missile, come il nostro sudore, lo shock. Mi fermo e aspetto il rosso, paralizzato. L'impatto, potenzialmente dalla mia parte, mi sarebbe stato fatale e forse non soltanto.  Stasera ho ripensato alle volte in cui mi sono visto la morte. Scampata... Sarà solo una sega mentale pensare: toh, sono vivo, meno male! Respiro. E anche il mio carissimo amico. Certamente viviamo sapendo della morte. L'altro giorno un ragazzo mi diceva che ne ha il terrore...

Scrivere per sublimare

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Ogni tanto faccio sparire qualche post. Me ne rammarico sempre, perché vanifico qualcosa in cui pure mi ero impiegato. A volte cancello parole perché non le sento più, perché penso di essermi sbagliato. Scrivere è una delle tante azioni della civiltà per sublimare: il desiderio, l'aggressività, il sonno, tutte quelle cose istintuali che come tali ci fanno sopravvivere. Allora sacrifico sull'altare dell'istintività qualche post. Con violenza, come facevo quando scrivevo sulla carta. Non ho voglia di piedistalli, ma mi pento di aver gettato via qualcosa che ho sentito, che ho fermato su un foglio. Una sottospecie di poesia, una lettera d'amore, un saluto a un amico caro, appunti scolastici, persino le vecchie agende. Ho una ragione economica, perché dopo aver cambiato casa così tante volte cerco di tenermi l'indispensabile, come la carta "utile", libri sul sociale, quaderni dell'università e le fottute, immancabili scartoffie burocratiche. Scrivo qu...