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Five Nights at Freddy's (2023)

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Ingenuamente, pensavo che un film tratto da un videogioco fosse noioso, ma quando è uscito il sequel, mi sono incuriosito su questo film. Peraltro mi è venuta, en passant, una riflessione: il genere horror ha una sua purezza,  niente Marvel o Dc Comics. Detto questo, ho trovato "5 nights at Freddy's" avvincente. In effetti, se la critica lo ha demolito, il pubblico lo ha apprezzato, tanto che è uno dei migliori prodotti, per ricavato, della Blumhouse. Premetto però che non ho la più pallida idea di cosa sia il videogioco che lo ha ispirato, ma ho trovato la regia di Emma Tammi delicata e attenta. All'inizio non doveva esserne la regista, ma è una fortuna che nei travagli del parto, lo sia stata lei, insieme ai tre attori protagonisti che si sono rivelati ideali: un annichilito Josh Hutcherson, una fiabesca Elizabeth Lail e una tenerissima e sorprendente Piper Abby. Quindi, scusandomi se non posso capire gli Easter Egg legati al game, ho trovato la narrazione emozionan...

The Hand That Rocks the Cradle (1992)

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 E sottolineo 1992. Il film di Curtis Hanson, scritto come tesi alla scuola di cinema da Amanda Silver, è un'opera dignitosa e, decisamente, al femminile, per il soggetto, la triade di protagoniste e, appunto, la mente che ha partorito la storia. Cosa che non ha il pallido, recente remake, che se pure cerca di virare in parte, e aggiungere un twist, è polverizzato dal lavoro di ormai trent'anni fa con un'incantevole Julianne Moore. Anche se, certo, col fascino latino di Annabella Sciorra, non a caso figura chiave del #MeToo, e la cattivissima De Mornay, il film si muove in una rivalità non detta, una vendetta, sentimento che, come in questo caso, non è sempre giustificabile. Dove la figura del gigante buono di Solomon, un incredibile Ernie Hudson, completa la storia. Non ho visto la versione doppiata in italiano ("La mano sulla culla"), ma certo l'originale è sempre meglio.  Pare che le femministe, almeno americane, criticarono la violenza tra donne, ma oltre ...

825 Forest Road

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 Quando le recensioni di un film sono scoraggianti, a volte si può godere di un paradosso: quello di non aspettarsi molto dalla visione, salvo poi rimanere sorpresi, e piacevolmente, se invece ci si ritrova ad apprezzare un lavoro cinematografico. Questo mi è accaduto con "825 Forest Road", che ha diversi meriti. Il primo, una... "Sana", classica storia, con tanto di casa infestata, di fantasmi. Lo è anche la musica di Karl Preusser e insieme alla regia di Stephen Cognetti dà veramente i brividi. E ancora di più a rivederlo, il che conferma una cura come può esserci solo in un artista indipendente, dedito alle aspirazioni personali e quindi, appassionato. Bene ha fatto la Shudder a comprarne i diritti e anzi, direi che tra tutti i titoli che ultimamente ha in catalogo, questo lavoro non è così deludente come tanti altri. A partire dal manichino. Sarà un'impressione personale, ma più delle bambole, sono proprio i "mannequin" a essere altamente e molto i...

Discovery Plus True Crime

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 Da qualche tempo mi sto immergendo nel filone "True Crime" della piattaforma Discovery Plus. Non trovo improprio indicarlo come Cinema  in parte perché ormai i film sono legati ai colossi dello streaming ma, soprattutto, il canale in questione è nato anche dalla Warner, che da più di un secolo fa proprio cinema. E direi che si vede, perché il taglio di questi documentari è spesso molto visivo. L'offerta è quanto mai vasta e comprende sia casi italiani che americani e di altri paesi. Ma qui credo si vada ben oltre il discorso commerciale, che pure ha portato alla rottura con Sky e Amazon. Del resto, l'abbonamento base costa meno di tre euro al mese e anche se prevede la pubblicità, è un'offerta imbattibile.  Se dico questo è perché proprio all'interno di alcuni episodi viene ricordato che divulgare rispetto a cold case , o che si sono chiusi senza una completa verità, serve a sensibilizzare in vista di una riapertura di processi e indagini. Del resto, sia da n...

Inside the Cult of the Jesus Army (TV 2025)

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A volte mi sento criticare la passione per i film horror e a nulla vale accusare la realtà di ben più spaventosi misfatti. Così, inserisco nel filone "cinema" questo lucido documento, anche se è uscito per la tv.  "Inside the Cult of the Jesus Army" è una mini serie della BBC su un fenomeno atroce che ha percorso la storia britannica dal boom sino allo scorso decennio: la Jesus Army, una setta capeggiata da un lurido pastore, Noel Stanton, colpevole di almeno 33 accuse di abusi sessuali. Su wikipedia si parla di qualche leader e membro predatori e quella merda di enciclopedia virtuale ancora una volta sembra amare il falso, perché se solo il capo ha brutalizzato tante vittime, figurarsi il resto. Nella visione dei due episodi di circa un'ora ciascuno, all'inizio si rimane stupiti dalla debolezza con cui molti lascino la vita sociale per rintanarsi in quelle comunità, e ci si sconcerta mano a mano nell'apprendere che era consueto privare i bimbi di giocat...

Trunk (2024)

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Subito una precisazione: il vero titolo del film è "Trunk", come si può vedere dai titoli di coda - quelli di testa, mancano, magnificamente, ed è una delle tante trovate di un lavoro pregevole.  Certo, la scelta di aggiungere "Locked In" -  da noi, tradotto con "In trappola" - viene dal desiderio di distinguersi da altri film con titolo e situazione simile, da cui l'opera di Marc Schießer si differenzia - e per bravura. Sceneggiatore, regista e produttore, il tedesco ci regala un'emozione continua. Il tempo vola come l'auto e le vite del film. Un film claustrofobico, con un suolo luogo, con uno sviluppo in tempo reale e una grande protagonista, Sina Martens, che regge il gioco con caparbietà, la stessa del suo personaggio. Inquadrature, colpi di scena, dialoghi, persino momenti grotteschi, come quando Malina pronuncia frasi tipiche dei medici, inchiodano allo schermo. Un film che non è horror ma lo è molto di più, perché ha dei mostri terribil...

Mickey Mouse the monster

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    Scrivo mentre sto guardando  "Mouseboat Massacre", che è di una noia mortale. In particolare, un aspetto del film che lo rende snervante è un uso pessimo dei suoni: mancano i rumori di fondo, e quando le voci sono mediate da dispositivi sembra che l'interlocutore sia nella stanza di fianco. Oltre a effetti speciali inesistenti, come teste di manichino, coltelli finti e pure tagliati a metà, un cast mediocre... E purtroppo, nemmeno "Mouse of Horrors", da cui è presa l'immagine sopra, pare sia altrettanto interessante. Ad ogni modo, la riflessione di queste righe è sul perché Mickey Mouse stia generando un così alto numero di lavori horror. Una prima risposta è che sia scaduto il copyright su Topolino. Sì, ma oltre a valere per molti altri personaggi ormai liberi dalle royalties, questo non spiega perché metterlo proprio in un genere spaventoso. Certo, tolti i cartoon, in che altri filoni potrebbe essere usato il personaggio di punta della Disney? Eppure g...

Paolo Benvegnù - Suggestionabili

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The Rule of Jenny Pen (2024)

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 La realtà è spesso ben più terribile dei film horror e i luoghi concentrazionari sono terrificanti. Tra questi, metterei tranquillamente gli ospizi o case di riposo, o come le si vuol chiamare. Per questo, " The Rule of Jenny Pen" incute davvero paura.  Tolto lo stile brit, i cronicari neozelandesi non sono tanto diversi dai nostri. Forse più formali ed eleganti, ma la sostanza non cambia, come la leggenda che vuole che essere puntati da un gatto significhi morte in arrivo. Qui l'orrore non viene dal soprannaturale, ma da uno stalker, interpretato da John Litgow. Il film è anche una parabola sulla giustizia, perché il protagonista, incarnato dall’australiano  Geoffrey Roy Rush, ha lavorato in una corte fino all'infarto che lo porta alla nursery home. Nella sua carriera ha peccato di arroganza ma qui deve capitolare, anche rispetto alla fede nella giustizia. Il film è magistrale nel trasmettere angoscia ad ogni scena. Protagonista, più della morte, cara al filone horr...

Uncontained (2025)

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 Avevo detto che il cinema si riappropria delle proprie idee come quella di un'epidemia, tipicamente di zombie. Un po' come a dire, se proprio dovevate raccontare una favoletta su un virus letale, lasciate che a pitturarla siamo noi del mestiere. Se questo può essere pur vero per un sottogenere ormai stantio, come quello dei non morti, è proprio da qui che viene un grido di dolore perché l'epidemia di qualche anno fa ha stremato, tra gli altri, il cinema, spingendo sui colossi dello streaming e quindi, me lo si lasci dire, all'isolamento sociale. Non a caso poi questi giganti vanno incontro a crisi, perché il feedback di recensioni e stupide stellette non illumina come il box office. Tanto per fare un esempio, il recente "Opus" è stato un fiasco e lo testimoniano proprio gli incassi, perché il pubblico ha annusato noia e zero horror. Ma venendo al tema di questo articoletto, e scusandomi proprio con il film in questione, "Uncontained" è bel-lis-si-mo...

Jeepers Creepers (Saga)

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 Di recente più di un sito, all'avvicinarsi dell'equinozio di primavera, ha ricordato che il personaggio di Jeepers Creepers sia vagamente ispirato alla figura di Dennis DePue, che è stato un vero killer, uxoricida e morto suicida quando ormai la polizia lo aveva in pugno. In effetti, a rivedere l'esordio del primo episodio, è inquietante pensare che le scene siano ricalcate su quelle di un evento vero. Che sia questo o meno il motivo, nel rivedere la saga mi sono ricreduto sui film, che pure, ingenuamente, ho guardato più volte, incantato e atterrito. A parte l'ultimo, hanno una tensione incredibile e certo il mostro Jeepers Creepers è qualcosa di unico.  In rete ci si spertica ad attribuirgli un'origine precipua:  dio Maya, pipistrello, rettile, alligatore, mostro della laguna... Ma ogni definizione non è completa e infatti, sempre a parte l'ultimo noioso episodio, il mostro è qualcosa di speciale. Riesce a fiutare la paura ed ha una sorta di invincibilità. Ri...