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Dormire è vivere

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Continua a confortarmi il fatto che questo blog rimanga sconosciuto, al riparo da odio politico, polemiche e seccature (una querela ancora mi mancava). Nell'ultimo post di là, "Se avessi paura", mi è parso di usare toni un po' intimi, da retrobottega . Sarà buffo che mi critichi per una simile sottigliezza, ma per quanto ci sia uno "schizo" tra le due facce del "me", lo trovo necessario: da una parte il volto più pubblico, mentre qui scorre il mio sentire interiore. Poi non è che "Incacchiatore" sia introvabile, anzi, ma giustamente interessano di più pomodori e uno sguardo insieme politico e meneghino. Sono un po' confuso. Finalmente sono tornato a lavorare nel sociale e coi senza dimora, anche se ritrovo la fatica di giostrarmi tra alcolisti, tossicodipendenti, ex-detenuti, sofferenti mentali e gli immancabili "furbi", chi usa i dormitori per nascondersi magari perché spaccia o semplicemente perché, pur avendo un'ent...

"Ci devi chiamare barboni!"

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L'esperienza avuta nel dormitorio comunale di Milano mi ha segnato parecchio. Perciò ne scrivo qui, nel retro dell' esercizio , scuro più protetto dove capita qualche raro passante. Mi fa molta rabbia lo sciacallaggio politico sui senza dimora. Di freddo si muore e quelli di prima e questi di adesso (a Milano intendo) si fanno belli sul dolore degli altri, senza nemmeno tentare di dare una risposta concreta. In Ortles ho lavorato per quasi un anno. A un certo punto mi sembrava di essere Michele Placido in "Mery per sempre". Il che potrà anche essere paranoide e infatti non avrei rischiato la pelle nelle frequenti risse. Però questo mi dava una forma di rispetto da strada, sia dei pernottanti che dei secondini, no, scusa, volevo dire "comunali". Velo pietoso. Gli "ex ricoveri notturni" mi sembravano un carcere, ma senza sbarre, con dimoranti semiliberi. Quando al mattino gli "ospiti" uscivano, quel postaccio mi pareva inutile. Tut...