Trunk (2024)
Subito una precisazione: il vero titolo del film è "Trunk", come si può vedere dai titoli di coda - quelli di testa, mancano, magnificamente, ed è una delle tante trovate di un lavoro pregevole.
Certo, la scelta di aggiungere "Locked In" - da noi, tradotto con "In trappola" - viene dal desiderio di distinguersi da altri film con titolo e situazione simile, da cui l'opera di Marc Schießer si differenzia - e per bravura. Sceneggiatore, regista e produttore, il tedesco ci regala un'emozione continua. Il tempo vola come l'auto e le vite del film. Un film claustrofobico, con un suolo luogo, con uno sviluppo in tempo reale e una grande protagonista, Sina Martens, che regge il gioco con caparbietà, la stessa del suo personaggio.
Inquadrature, colpi di scena, dialoghi, persino momenti grotteschi, come quando Malina pronuncia frasi tipiche dei medici, inchiodano allo schermo. Un film che non è horror ma lo è molto di più, perché ha dei mostri terribili, uno splatter angosciante e un'eroina deliziosa: tutti formidabili in quanto realistici. In fondo, un Michael Myers resta sempre rassicurante, perché è evidentemente inventato e proprio dalla Germania sono venuti i progenitori di horror leggendari, come "Nosferatu" e "Dr. Caligari".
"Trunk" è assolutamente da vedere. Nel finale, rivendica persino di essere vero cinema, con un omaggio particolare a "L'Atalante" di Vigo.

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