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Blog che spariscono

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Nell'impalpabile mondo elettronico succede di continuo che qualcosa o qualcuno scompaia: un sito, un blog, un nickname. Per normale che sia, quelle sparizioni lasciano un vuoto. Capita di ricredersi e tante volte penso ai miei blog chiedendomi "ma chi me lo fa fare". Certo, meglio poi continuare ad esistere nella realtà. Però quel vuoto rimane, un'assenza rumorosa, un non più, silente ma assordante. Mi rammaricavo di aver risposto con un commento lunghissimo, più dello stesso post, all'articoletto precedente. Volevo scusarmene ma ora ho il dubbio che chi aveva innescato la discussione possa leggermi. Comunque cerco di riparare citando almeno la fonte di quello sproloquio: " Il miracolo della forma - Per un'estetica psicoanalitica", di Massimo Recalcati. Caso mai leggessi qui, angie, voglio salutarti con gratitudine ed affetto: anche se non ci conosciamo mi sei stata vicina e hai fatto anche un po' tuoi i miei blog, scrivendoci commenti, co...

Scrivere per sublimare

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Ogni tanto faccio sparire qualche post. Me ne rammarico sempre, perché vanifico qualcosa in cui pure mi ero impiegato. A volte cancello parole perché non le sento più, perché penso di essermi sbagliato. Scrivere è una delle tante azioni della civiltà per sublimare: il desiderio, l'aggressività, il sonno, tutte quelle cose istintuali che come tali ci fanno sopravvivere. Allora sacrifico sull'altare dell'istintività qualche post. Con violenza, come facevo quando scrivevo sulla carta. Non ho voglia di piedistalli, ma mi pento di aver gettato via qualcosa che ho sentito, che ho fermato su un foglio. Una sottospecie di poesia, una lettera d'amore, un saluto a un amico caro, appunti scolastici, persino le vecchie agende. Ho una ragione economica, perché dopo aver cambiato casa così tante volte cerco di tenermi l'indispensabile, come la carta "utile", libri sul sociale, quaderni dell'università e le fottute, immancabili scartoffie burocratiche. Scrivo qu...

Un cuore che lotta

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Ieri sono uscito da un incubo. Un medico mi ha sciolto una diagnosi infausta e definito "coglione" il suo collega che mi aveva fatto sprofondare nell'angoscia di credermi malato, con poco tempo, in una parola... finito . Il mio cuore ha ancora da correre, da lottare, da far vivere questo mio io strano come una sedia parcheggiata in mezzo alle macchine. Ieri è stata una vera maratona, perché prima dell'esame avevo dormito solo un'ora e se anche era abbastanza inevitabile, questo non fa che corroborare quella che era un'impressione a pelle: cuore forte rompe cattiva sorte, come ho scritto nella testata del "negozio ufficiale". Ieri sono andato a trovare un amico e l'ho aiutato sotto la pioggia, ma ero felice. Qualcuno mi ha rovinato l'estate dicendomi che non ero forte. Per fortuna, qualcun altro mi fa affrontare questo inverno quasi con gioia, perché mi ha rivelato che in realtà "tengo botta". Ieri rientrando ho trovato un arc...

L'albergo dei gatti

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C'era una volta un signore che aveva appena comprato un albergo d'occasione. Infatti non c'erano quasi mai clienti e nonostante il silenzio del precedente proprietario, ben presto l'uomo comprende il motivo: il vecchio edificio è infestato dai topi. Una sera, consumando una cena frugale nel silenzio dell'albergo vuoto, sente dei miagolii nel cortile. Va a vedere e trova un gatto magro magro, che non ha paura di lui e anzi gli fa le fusa tra le gambe. Intenerito, prende gli avanzi del suo pasto e li dà al micio che li divora. Leccandosi i baffi, il felino d'improvviso si blocca puntando una pianta. Alcuni attimi, poi scatta. Il cespuglio si scuote tra versi di caccia e squittii e alla fine il micio riemerge, con in bocca un sorcio. Ci gioca un po' e quando si stufa lo molla ai piedi dell'uomo, come fosse un dono. Lui sorride, come se ora fosse meno solo. Nel giro di qualche giorno il nuovo proprietario appronta un catering per i nuovi amici, dando fondo...

La mia insospettabile pazzia

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A volte invece di piangere scrivo. Sono nati così molti post qui e analogamente sono scomparsi, quando finalmente le lacrime hanno trovato la forza di scendere. L'unico lusso che vivo sono i miei blog: questo in particolare vuole tante cose tranne furbizia, essere ricco di lettori. Quindi non sarò breve, mentre si sa, poche righe hanno più probabilità di essere lette. Se i sentimenti sono irrazionali, significa che provare ad avere un mondo nel cuore è da folli? Se tengo talmente a una persona da voler sentire il suo dolore su di me, sono folle? Lo ammetto. Sono stato scoperto. Se non avessi quest'insanità, probabilmente sarei saltato sui treni giusti. Poi parenti ed amici propongono cene, pretesto per conoscere probabili fidanzate. Lodevole, ma pur dolendomi per i cari Cupidi, vorrei ascoltare il mio torace. E' terribile colpirsi il corpo deliberatamente. Eppure ci sono masse di persone intente a distruggersi, con alcool, droghe pesanti e condotte pericolose. Eppure...

A volte mi ricredo

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E così torno qui. A volte mi ricredo e non me lo aspetto, io per primo. Mi ricredo con quell'accezione che mi diverte, cioè torno a credere in me stesso. Un po', finalmente, in sottofondo tanto da dimenticarmene. Come il cuore: non passi tutta la giornata ad ascoltarlo, ma c'è. Come uno spirito buono, che funziona sempre ma senza nemmeno spezzare una foglia. Forse è questa luna così piena. Così ricca di energia, da non dormire. Pensare a una persona, domandarmi se anche lei l'abbia vista. Luna così ipnotica, da desiderare di guardarla in due. Come sono belli i capelli neri. E anche i gatti, neri, perché no. Parole ubriache? Anche. Astinenza da una voce. Una presenza quando è assente urla, silenziosamente. Mi sono accorto che la mia solitudine non è troppo rumorosa, anzi, la vorrei ancora più sussurrante, se possibile. Da qualche parte, in qualcuna, in qualcuno, c'è una dolcezza indescrivibile e incontrarla ripaga dei momenti di deserto. In fondo, anche d...

Quando è ora di fermarsi

Stavo accarezzando l'ennesima illusione, ma oltre a sentirmi troppo nel cronico del sogno senza realizzazione (ed anche maledettamente presto), mi rendo conto che è come se non fossi più lo stesso di prima. Mi hanno detto che ho il cuore malato. Be', un po' me lo aspettavo, intuivo di averlo lanciato in aria troppe volte. A costo del ridicolo, penso che la psicosomatica sia uno sguardo acutissimo sui mali di vivere. Per quanto mi piaccia scrivere, ne sento sempre meno motivo. Ora poi che mi scopro continuamente a percepire se non mi batta troppo forte, mi distraggo e non sento il benché minimo entusiasmo. Pazienza. Insomma, il momento non è dei migliori. Ma pazienza, appunto. Termino di usare anche questo di blog, tanto, non se ne avrà male nessuno. Comunque grazie a chi passa. Buona fortuna

I resti dei sogni

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Non han funerali, i cadaveri dei sogni. Scorgendo i tumuli gli occhi pregano, a modo loro. Il petto avvampa, ma non è passione, non più. Vive solo follia, pallida, a vene vuote; decomposte illusioni, cuori nel gelo. I resti dei sogni, feti spenti, da pentirsi di aver sognato.  Queste parole in corsivo erano la mia presentazione altrove. Le avevo accantonate e le ho messe qui per giustificarmi. La breccia si è richiusa, l'assedio cessato, sfinimento, sconfitta. Quel paradosso di guerra e amore come campi uguali di lotta...Io depongo le armi. Non sono uno che si sollazza con delle cavie. Sono invece uno che pensa che il sentimento più potente è anche il più devastante e il blog è proprio imperniato su questo dilaniarsi. Quando un innamorato intaglia un cuore su un albero lo ferisce, ne scortica la pelle, cioè la corteccia. Però... Però avrei voluto dire parole piccolissime. Anche solo un puntino nero. Che nessuno vede, che non ferma per niente i discorsi. Così fragil...

La truffa dell'amore

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                                Nel buio non si può sperare di incontrare chissà chi, chissà che cosa. Eppure... Eppure è bello poterlo credere.  C'è una miopia della ragione dolcissima, che rende indifesi, da non volere altro che proteggere senza avere uno straccio di corazza. E questo forse non fa bene, perché un muro di fuoco salva. Ti fotti se invece quel fuoco lo lanci addosso a qualcuno. Anche se non sono un musicista, posso perdermi per una voce che sa di miele. Solo che la voce non è il cuore. E poi nascono tante belle immagini, paroline, metafore. Ma un romanzo di Kundera resta un'invenzione. Come ogni volta, una splendida illusione in cui incantarsi, ma anche aggrovigliarsi senza nemmeno aver preventivato che potesse essere tutto un no. Come una festa, dopo la quale tolgono le luminarie e una routine grigis...

Dormire è vivere

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Continua a confortarmi il fatto che questo blog rimanga sconosciuto, al riparo da odio politico, polemiche e seccature (una querela ancora mi mancava). Nell'ultimo post di là, "Se avessi paura", mi è parso di usare toni un po' intimi, da retrobottega . Sarà buffo che mi critichi per una simile sottigliezza, ma per quanto ci sia uno "schizo" tra le due facce del "me", lo trovo necessario: da una parte il volto più pubblico, mentre qui scorre il mio sentire interiore. Poi non è che "Incacchiatore" sia introvabile, anzi, ma giustamente interessano di più pomodori e uno sguardo insieme politico e meneghino. Sono un po' confuso. Finalmente sono tornato a lavorare nel sociale e coi senza dimora, anche se ritrovo la fatica di giostrarmi tra alcolisti, tossicodipendenti, ex-detenuti, sofferenti mentali e gli immancabili "furbi", chi usa i dormitori per nascondersi magari perché spaccia o semplicemente perché, pur avendo un'ent...

Un blog per consolarmi

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Riguardando la definizione del mio profilo in cui descrivo "scacchiatore" come una coperta di Linus, mi sono chiesto cosa invece rappresenti per me  questo retrobottega un po' oscuro. La risposta è il pollice di Linus. Un elemento quindi consolatorio, rassicurante, con tutta l'accezione positiva che possono avere quei termini. Spesso infatti "consolatorio" è usato in senso dispregiativo, anche da me e proprio nel blog, mentre il dare (e darsi) conforto è un'azione necessaria a lenire il tormento, la sofferenza. Nel quotidiano preferisco la dimensione adulta nei rapporti con gli altri, soprattutto se c'è di mezzo il lavoro, la responsabilità di cittadino, la politica. Così non avviene e gli smacchi sono una consuetudine. Senza contare poi l'imperversare dei Peter Pan, timorosi di doversi comportare con serietà, di scoprire che ormai sono "grandi", mentre i siti di socializzazione testimoniano un eterno desiderio di non crescere. Non...