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Prey for the devil (2022)

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  Mai fidarsi di quello che dicono gli altri, anche se sono la maggioranza. Sembra rivendicarlo questo film e lo penso ancor più dopo aver visto un magnifico "Prey for the devil", oltre ad aver cercato di capire le critiche negative al lavoro del regista Daniel Stamm. Da tempo non provavo un arcobaleno di emozioni così intense: commozione, brividi, paura, disgusto, stupore, gioia e delusione - ma per la morale finale. Certo non era facile riprendere un tema come quello degli esorcismi, ma alla fine conta la lotta tra il bene e il male, che qui viene declinata al femminile. E così, entrano in gioco discorsi come maternage e cura dei malati, soprattutto quest'ultimo relegato, anche nella realtà, per lo più alle donne. Ho trovato infatti deliziose le scene dove suor Ann, un'incantevole, come attrice e donna, Jaqueline Byers, assiste i posseduti, dando cibo, igiene ma soprattutto ascolto e accoglienza. E proprio di questo, a cui sono state relegate le donne nella Chiesa, ...

M3GAN

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 M3GAN è un film potente. A metà strada tra il sottogenere "Crazy Dolls" e "Blade Runner", il film salta questioni di realismo tecnologico, come il paradosso di Moravec, per cui, per insegnare a un robot a compiere le azioni che farebbe un bimbo, occorre un apparato notevole. Ma è proprio sulla tecnologia che la storia si incentra, cercando di far riflettere sui rischi di una fusione estrema con l'Intelligenza Artificiale. Buon lavoro di Johnstone, che a volte ricorda Kubrick, ma su attrici e attori, sceneggiatrice e regia, spicca la produzione e l'idea originale di James Wan, che da soggetti più atroci sembra derubare la Disney quanto a target. Infatti, anche se il film da noi è vietato ai minori di 14 anni - in America, invece, sotto i 6 anni - non ci sono scene per adulti ma per (quasi) tutti.  Pure il discorso sulla presenza genitoriale, versus il facile babysitting fornito dall'elettronica, contribuisce ad estendere quello che sarebbe un incubo a un...

La ragazza della palude (2022)

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"Where the Crawdads sing" (Dove cantano i gamberi) è un ottimo film. Intrigante la trama, tratta dall'omonimo (in inglese) romanzo di Delia Owens, scrittrice, ecologista e zoologa, che col suo testo d'esordio è diventata un caso, in quanto best-seller, con 8 milioni di copie vendute e traduzione in 42 lingue. Strepitosa l'inglese Daisy Edgar-Jones, protagonista nel ruolo della ragazza della palude. Un thriller sentimentale, dove però l'amore trascende quello tra umani per spostarsi a chi fa da madre a Catherine "Kay" Clark, che rimane a sopravvivere da sola sin da bambina in quell'acquitrinio di cui è innamorata, ma ricambiata. Infatti, anche la vicenda processuale, che rischia di allontanare i due amanti, è lo sfondo della storia ma appunto una sorta di scenografia. La regia di Olivia Newman è deliziosa e probabilmente il suo occhio di donna conferisce al film una magia dove sono ben miscelati il nero e il rosa, e anche la fotografia, gestita da...

The Beta Test (2021)

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 "The Beta Test" è una commedia nera del 2021, inserita pure nel filone horror, anche se non ha nulla di soprannaturale. Eppure è spaventoso, perché mostra la cosa più terrificante che ci sia: la realtà. Credo che l'oblio a cui è destinato questo film sia dovuto al suo carattere schietto. Non mi pare sia uscito al cinema in Italia - infatti non ne esiste una versione doppiata e nemmeno è disponibile su tutte le piattaforme di streaming. Perché? Fondamentalmente, perché è un lavoro scomodo. Trovo geniale Jim Cummings, filmamker, che con Pj McCabe è sia il regista, che lo sceneggiatore nonché il protagonista maschile.  Il film ha incassato pochissimo, ha avuto giudizi positivi dalla critica ed è stato presentato al Festival di Berlino del 2021. Ma al pubblico non garba e non è piaciuto, perché alla fine sputtana il nostro modo di vivere: l'essere gregge su Internet, su cui sbandieriamo molto, troppo di noi, persino se siamo fidanzati o sposati, cosa ci piace, e qualcuno...

Fino a prova contraria (1999)

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 Nel vuoto più incolmabile, dove il cinema viaggia più su Internet e i suoi padroni, ma senza idee, in una noia letale, tanto vale vedersi pellicole dignitose. "True Crime" è sorprendente, perché il repubblicano Eastwood ha etica. Se un nero sta per essere giustiziato, ma potrebbe essere innocente, Steve Everett, il giornalista interpretato da Clint Eastwood, farà di tutto per impedirne l'uccisione.  Come altre volte, il nostro non solo è il protagonista, ma produttore, regista e autore della canzone jazz finale, una toccante "Why should I care?", interpretata da Diana Krall. E anche in questo film Eastwood mette in scena un anti-eroe, un uomo definito dai colleghi del giornale "uno stronzo", e non a caso, perché se può amoreggia con giornaliste e le mogli dei capi del quotidiano. Tanto da rovinare la propria, di famiglia. Ma questo è un uomo da solo, davanti alla legge, alle sentenze facili, allo sbattere il mostro in prima pagina. Tratto dal romanzo ...

un cuore in coma

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 Non era male cullarmi sulla canzone di Mecna, "Sempre il buio". Che ascolto in loop da giorni e considero una piccola perla, specie con quel finale scatenato con la batteria di Andrea Dissimile. Ma sognavo, troppo. Con le mie cicatrici, e davvero le cose belle finiscono per invecchiare. L'amore stanca. Non so se abbia perso un'occasione, di certo non so quanto tempo sia passato dall'ultima volta che mi sono sentito così a terra. Sparlano di me, e vorrei una vendetta. Però, mi segue sempre il buio. Mi ero deliziato su un'idea. Davanti a una pelle così morbida, un corpo minuto e armonioso, un animo dolcissimo e troppo benevolo nei miei confronti. Un viso di luna come quello che disegnavo da ragazzo, una giovane donna come quella della foto sotto la quale dormo. Ma no, troppe distanze, in tanti sensi. E allora mi segue il buio. Perché poi scriverne... Perché mi aiuta, a non piangere, a tumulare il desiderio, a dichiarare la morte cerebrale del cuore. Penso da an...

Mecna-Sempre il Buio

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Always the Darkness And there wasn't a cloud before This moon does not show up You don't want to count my scars, I hate when we act like old friends The stars above are always in the same place We move without the moon even if the sky is ours It's no secret if you've already told someone Love tires like a trip, drugs, weed and smoking Like the things that are lost and you can buy them back I'm like this, dreaming and you can't wake me up I often wonder how much time has passed since the last time Time has passed so quickly here You don't change people but their choice The ocean has swollen, the storm arrives And there wasn't a cloud before But this moon does not show up Even if I run away to another city The darkness always follows me It rains, then it stops, it clouds again And this moon does not show up Even if I run away to another city. You don't want to be here in my low moments, I love when we chase after a pout From my new sofa, if I turn my h...

la ragazza delle Cave

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  Avevo immaginato questo raccontino da diverso tempo. Voglio solo precisare che durante il coprifuoco, sentendomi soffocare intombato in casa, anche se innumerevoli volte ho pensato, e avrei voluto, camminare di notte nel parco delle Cave, non l'ho mai fatto. Notte . Primavera. Niente sonno. Il parco è lì, quasi lo sento chiamarmi. Ma c'è il coprifuoco... Capirai, e chi mi vede? Sono le 3 passate e non si sente niente, nessuno.  Basta, voglio uscire! Mi vesto al volo e mi catapulto in strada. Ahh, che sensazione di libertà. Mi stiracchio e inspiro profondamente. Ecco il parco. Che silenzio. Che pace. Ci voleva. Cammino fino a una cava. Ma! In mezzo al sentiero, vedo un animale. Rossiccio. Troppo grande per un gatto, troppo dolce per essere un cane. Uh, una... volpe! Cavoli, deve essersi spinta qui dal Bosco in città, per trovare cibo. Oddio e se mi morde? Ma anche lei, dopo avermi studiato brevemente, si intimorisce per poi svanire nel folto dei rovi.  Oh be', deve vole...

The Artist (2011)

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"The Artist", come dice il suo regista, è una lettera d'amore al cinema. Quello classico e inimitabile, di Hitchcock, Lang, Ford, Lubitsch, Murnau e wilder. La miscela di dramma e commedia, un bianco e nero straziante, una colonna sonora incessante, che riecheggia i pianoforti o orchestre in buca usati per sopperire al silenzio del muto, e la stessa scelta di evitare il parlato lo rendono magistrale. Non a caso premiato, acclamato dalla critica e dal pubblico. Dujardin e Bejo recitano impeccabilmente e infatti lui, grazie a questo lavoro, è stato il primo francese a vincere un Oscar, mentre la protagonista è anche la moglie del regista.  Il cinema è movimento, di immagini, per cui il resto è solo accessorio, e i film (fatti bene) "muovono" i sentimenti. "The artist" lo mostra agilmente, nostalgicamente evitando gli zoom e usando pochi fotogrammi al secondo, così come l'effetto iride (il cerchio nero che si apre e si chiude) per le transizioni di sc...

Vampires, di Carpenter

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I primi due film della saga, del 1998 e del 2002, hanno l'impronta inconfondibile di Carpenter. Di "Vampires" è regista e compositore della colonna sonora, mentre del secondo, "Vampires: Los Muertos" è stato produttore. Il terzo film, senza di lui, è di una noia letale. Certo di critiche i due film sotto l'egida di Carpenter se ne sono attirate, ma non si comprende perché allora "Dal tramonto all'alba", di poco successivo, che copia l'ambientazione western-horror, sia idolatrato come un cult, mentre è banale, se non per il fatto di mostrare il vero volto di quentin tarantino: un reale, pericoloso psicopatico. "Vampires" non indulge al fascino dei vampiri, e critica il Vaticano, che da film del genere sembra aver trovato giovamento, tanto che Carpenter accusa la Chiesa addirittura di finanziare le sanguisughe. Tale componente, forse non a caso, scompare nel secondo episodio. La regia di Carpenter, in un ritorno alle origini, cioè l...

San Siro mia

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La foto dell'Ippodromo del Trotto demolito mi sconcerta. Un altro pezzo di storia che se ne va, stavolta in silenzio, omertoso, di tutti, politici, giornalisti, cittadini. Un "De Profundis" della cittadinanza, del senso di esistere. Da quando non vivo più a San Siro e il quartiere è stato snaturato, mi sono sempre più reso conto di come amassi quei luoghi. Al Trotto ci andavo con amici, osservavo così un mondo arcaico, spossato, inutile, dove broker e scommettitori inscenavano una decadenza spettacolare. Non per nulla tutto questo mi è servito a capire di più quell'alcolizzato di Bukowski e il pianeta dei disperati delle corse. I ricordi si rincorrono, noi che ci improvvisiamo scommettitori e scegliamo i cavalli su cui puntare. E perdiamo. "Mimmo era meglio prenderci un gelato dal lattaio!". Il mio amico disabile, che accompagnandolo dal Don Gnocchi mi permetteva di vedere le corse da bordo pista, appena dopo il traguardo. E sempre a dirmi di farmi i cazzi m...