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luna del raccolto

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Ogni luna piena ha un nome diverso, datogli dai nativi americani. Il plenilunio vicino all'equinozio d'autunno è perciò detto del raccolto. E allora dopo cena mi metto a camminare, rapito da questa luna così luminosa, così utile un tempo, per poter raccogliere fino all'alba. Non è facile camminare a Milano di sera, con le auto senza regole, gli scooter che vanno allegramente anche contromano e le bici, quasi sempre senza luci, lanciate peggio che in un suicidio. Ma questo cielo, così intenso per una luna imperdibile, mi fa dimenticare la bassa bruttezza della città e di chi vi peregrina. Valico un quartiere da movida provando pietà per chi alza la voce, cerca di farsi notare seduto in qualche localino alla moda. E girato un angolo, eccola riapparire, così brillante, così amorevole. Nuvole che la accarezzano, poi lei ritorna dominatrice della notte, solenne, invincibile.  Un barbone trascina il suo carro di cose, si ferma a guardare le donne e i graffiti su qualche sa...

due lucine gialle nel buio

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Questa immagine è presa dal film "Qualcosa di diabolico" (Something Evil) di Spielberg. Un horror non eccezionale, ma se non sbaglio girato per la tv, quindi senza pretese. Del film mi colpì proprio questa scena, dove per caso, girando uno spot commerciale, viene immortalato anche lo spirito diabolico della casa. Un effetto non eccezionale, ma la scena in cui quei presunti occhi fissano lo sguardo e poi fuggono, mi atterrì tanto che temevo di vederli nel buio. Ciò però non accadde, almeno per molto tempo. Diversi anni dopo, non più ragazzino e ormai fumatore, mi metto a consumare una sigaretta sul balcone della camera, che non si affacciava sulla strada ma su un vicolo e poi sulla scuola elementare, che tutti noi fratelli abbiamo frequentato. Fumare aumenta la pressione intracranica e quindi in qualche modo è prestazionale, accelera i processi mentali. Bene, una notte, guardando una delle aule, noto due piccole luci gialle, tonde. Io, che conoscevo bene la scuola per ave...

Non crescere

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Continuo a guardare film horror, da tempo e non mi ero chiesto perché. Forse, nella mia carenza di dopamina, che arguisco da molti aspetti, a partire dall'insonnia, istintivamente cerco quello di cui è precursore, l'adrenalina. L'horror in senso classico, alla Jason Voorhes, mi sta un po' stufando, anche se appunto gli spaventi mi aiutano. A volte nei film, ideali per gli adolescenti perché mettono in campo le paure di crescere, si mostra come en passant quali siano i veri orrori della vita: la violenza, il terrorismo, la perdita di chi si ama, la disoccupazione, la depressione, la follia... Ho appena visto "Don't Grow Up", film che non ha avuto una buona critica ma al pubblico è piaciuto. Produzione franco-spagnola, che conferma il buono dell'Europa nei suoi fermenti cultuali, ho adorato questa storia, perché il film ha un livello psicologico non da poco: sotto il raccontare della difficoltà di diventare adulti, che nella trama inesorabilmente fi...

la mia vita virtuale

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Finalmente esco allo scoperto e spendo qualche parola su quella che è diventata la mia passione negli ultimi tempi: Second Life. Ho iniziato a veleggiare in rete nel settembre del 2002, dopo un ennesimo fallimento esistenziale, incoraggiato da un mio parente. Di lì a poco sarebbe nata, ufficialmente (in Beta esisteva prima del giugno 2003), proprio Second Life, non a caso all'indomani del "11 settembre". Sono sempre stato curioso e così mi ero chiesto cosa volesse dire un mondo virtuale senza fare il grande salto, probabilmente, finché la realtà non mi avesse deluso quasi completamente. Questo scatto non mi farà onore, mentre contemplo una bomba, imbracciando un mitra davanti a una Ferrari in un posto da brividi, ma Second Life (SL) è spaventosamente onirica, può essere come un film, un sogno o anche un incubo. La creatura di Linden Lab ha parecchi limiti, lo ammetto, a partire dal fatto di essere un mondo irreale ma molto americano. Da noi pochi si connettono oggi...

come fa luce presto

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Come fa luce presto, quando arriva la primavera. Un massacro di albe sempre più precoci. Lo apprezzavo solo quando lavoravo in dormitorio, perché diventava più facile tirare le ultime ore e, loro malgrado, vedere gli ospiti alzarsi, ma con meno cruccio, visto che non faceva più così tanto freddo. Ma nella mia insonnia ormai inguaribile, vedere la luce arrivare sempre più in anticipo è come il segno di una sconfitta, lo squillare di un'altra notte passata in bianco e dover anche combattere per dormire, perché il buio è un fido alleato del sonno. Luce che rischiara una Milano opaca di aria sporca, immersa in una foschia colpevole, l'orzata di cui cantava De André e a me, quella bevanda non è mai piaciuta.  Sole che arriva come il becchino di un'ennesima notte dove dolore e incomprensioni si affastellano, come se io non sapessi più parlare, eppure mi piace dire quello che vedo, ma lo squadrismo impera, in rete e nelle strade. Guai, guai a dire il nero delle camicie di l...

salvare la situazione

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Insomnia

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Quando ho visto il film di Cristopher Nolan sono rimasto affascinato dai due temi dominanti, che sento molto vicini: l'insonnia, appunto, e la crisi etica di un professionista che dovrebbe fare la "cosa giusta". Al Pacino è magistrale nel raffigurare entrambe le piste del film: la stanchezza devastante del non poter dormire e la crisi di un uomo che dopo una carriera encomiabile si ritrova a perdere la propria strada. Mi è piaciuto finalmente vedere Williams in un ruolo da "cattivo", da egoista e in questo la sua scelta di eutanasia è forse illuminante, anche se non l'ho mai considerato un grande attore; probabilmente però sono stato influenzato dal suo doppiatore italiano storico, che ha una voce troppo acuta, mentre Williams l'aveva profonda, baritonale, molto più drammatica. Un doppiatore poi dovrebbe avere una pronuncia pressoché adamantina ma non è il caso di Carlo Valli e quando lo sento mi fa venire l'orticaria - ma in generale odio la cast...

l'importanza di sbadigliare

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Sbadigliare sembrerebbe un'azione insignificante ma non lo è.  Durante la scorsa primavera, quando il mio vecchio lavoro mi stava disossando, meditando tra me e me mi sono reso conto che sbadigliavo di rado. Mi sono messo a osservarmi e ho realizzato che potevano passare diversi giorni senza spalancare in modo liberatorio le mie fauci. Accanto a questo, ho constatato di aver come perso il contagio dello sbadiglio. Anche questo parrebbe poco, ma non lo è:  i malati di sindrome di Down non lo posseggono. Inoltre pare che la possibilità di sbadigliare per imitazione sia più alta in presenza di maggiore empatia, quindi un parente, una persona amata. Yawn (magari...). Si sbadiglia per inalare più aria e quindi ossigeno ma soprattutto quando lo si fa, si produce dopamina ed è innegabile la sensazione di benessere che si avverte. Magari ci si stiracchia, assestando parti del corpo che ne hanno bisogno ma, dalla mia distanza, posso dire che è piacevole sentirsi stanchi, addolci...

G. e l'Huntington

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  Un piccolo racconto dei "bei" tempi da assistente domiciliare. "E poi c'è G., ha la corea di Huntington, la conosci?". Esito davanti al suo sguardo interrogativo e fiducioso, che però deludo: "Veramente no, mai sentita". La coordinatrice della cooperativa tace, senza spiegare la nosologia, scoprirò da me cos'è. Mi sta passando i casi del tipo che sostituirò nell'assistenza domiciliare, lui è sparito dietro a una bella albanese. Mi documento un po' ma non uso ancora il computer e poi, la malattia non uniforma le persone, ognuno ha la sua unicità. Arrivo in buon anticipo ma G. non c'è. Un classico, è un modo per l'assistito di dimostrare che lui ha impegni da osservare, il che poi è vero: non è che perché sei malato non devi fare più nulla, anzi. Anzi. Quando arriva, non posso che essere sicuro che sia lui: traballa, ha scosse continue, da lì capisco perché la si chiamava còrea , danza. Mi presento, sì, lo avevano avvisato...

Milan War Cemetery

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Sono stato al cimitero degli inglesi, in via Cascina Bellaria, però stavolta di giorno, anzi, verso il tramonto. Dopo averlo citato nel blog più volte, mi pare giusto dirne qualcosa. Le tombe... Oh cavoli, quelle croci, tutte bianche, ma piene di parole, che raccontano. Alcune hanno epitaffi brevissimi, quando si tratta di "unknown", perché non si è nemmeno potuto risalire all'identità della salma. Ogni croce è diversa, nel nome, nel breve narrare qualcosa di chi è sepolto lì. I caduti sono quasi tutti inglesi, insieme a qualche australiano e canadese. Forse c'erano anche degli americani ma non so, non li ho visti. Alcune croci hanno la stella di David sopra e non sono poche. Ho quasi paura a scriverlo, se lo scoprono quegli psicopatici dei nazi... Concordo con Gino Strada, i nazisti fan più paura dell'Isis. Le parole sulla pietra ricordano i corpi di appartenenza e quindi i ruoli di questi morti: avieri, marinai, intelligence, fanti, medici, operatori radi...

voglia di ancora

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Ancora, non come àncora, anche se ho nostalgia del mare. Quindi nel titolo ho messo l'avverbio, che significa futuro, di nuovo. Le cose non mi vanno bene, tutt'altro, ma poco importa: è il modo di guardare la realtà che ce la fa apparire terribile o meno. È innegabile che non lo sia e passa la voglia di commentare persino questi leader da quattro soldi. Eppure, stavo sprofondando angosciosamente, ma c'è stato chi mi ha come strattonato, più d'uno, altri indirettamente. Qualcuno lotta, contro il cancro, lo definisce stupido e non gliela dà vinta. Allora posso gettare la spugna, oppure, sentirmi sciocco, perché in fondo, che ho da perdere? Anche senza accettare le quattro nobili verità di Buddha, sul dolore, la sua verità, la sua origine, che è in noi, la cessazione e la via per liberarsene, molti potrebbero convenire che molte volte siamo noi a non riuscire a vedere e il dolore ce lo creiamo spesso per i desideri di cose passeggere, insignificanti. Certe sofferenze ...