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filofobia

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La parola, scritta anche philofobia, non viene riportata sui dizionari. Eppure la psicologia e la rete, vera appassionata all'argomento, ne parlano ampiamente. La paura di amare è schiava del ricordo, per cui si teme che si ripetano sofferenze passate, soprattutto separarsi. Quindi, meglio non amare che soffrire. Il pericolo però è di crearsi, ancora una volta, profezie che si autoavverano. Tanto che se magari si scommette ancora su una storia, inconsapevolmente la si cerca impossibile, destinata a finire già per come è stata scelta. Ma quanto può servire rimanere schiacciati dalle proprie paure?  Il video a fianco è la fonte di queste frasi. Quanto a me, forse vivo più del contrario e il blog in qualche modo lo prova. Ma la parola filofilia, oltre a sembrare più uno scioglilingua, non esiste. Se potessi, ti direi che va bene. Fermati, non andare oltre. Hai ragione a non voler cadere, ci si fa male. Però... Però non seppellire il sogno. Aspetta un po', prima, se pu...

fonda notte

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Mi sono ritagliato la notte così tanto da finire a lavorarci. O a viverla spesso, tanto, troppo. Eppure quel tratto di mare buio offre un'ottima situazione di ancoraggio. Come se godessi delle vibrazioni pacifiche dei quasi tutti che dormono. Semafori inutilmente verdi, finestre chiuse al gelo e agli spiriti. Un privilegio, a osservare vuoto silenzioso, merce rara a Milano. Come questa fotografia che se non è, come sempre, eccezionale, mostra un'inaudita bonaccia. Ammetto che si trattava della notte dell'ultimo stragista lunedì. Ma si ripetono simili occasioni, anche se queste sono le ultime notti d'inverno e presto, complice il clima, si scatenerà l'orgia dell'illusionismo da divertimento. Pazienza, so sempre ritagliarmi una fonda dove ancorare e anch'io traggo piacere dal tepore. Magari con la chitarra, oppure col percepire tutta la voglia di amarsi che tocca chi riconosce le labbra di carne e i capelli di grano . Però anche stanotte, con questo ve...

C'è un momento

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C'è un momento per volersi finire e un altro per annoiarsi. Un'ora per piangere e un'altra per sentire mudita . C'è un istante per odiare e un altro per andare oltre. Una stagione per crescere e un'altra per fermarsi.  C'è un momento per il tirannicidio e un altro per guarire. Un pomeriggio per arrendersi e un altro per ripartire. C'è un ora per essere Anonimi e un'altra per firmare proteste. Un tempo per frantumare e un secondo per aggiustare. C'è un istante per baciare e un altro per la bottiglia. C'è una notte per dormire e un'altra per danzare. C'è un giorno per disilludersi e un altro per sognare a occhi aperti. C'è un periodo per essere banali e un altro per sprofondare. Ma non c'è mai un tempo per amare ed essere amati...

il profumo di casa

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Sere fa un ospite in dormitorio mi spiegava la bellezza del profumo di casa. Si riferiva ai ricordi dei colloqui in carcere, in cui la biancheria viene portata dalle donne, quasi sempre donne sì, ai detenuti. Stupidamente, ho pensato che l'uomo si riferisse all'odore dell'ammorbidente. No, lui mi ha fatto capire che si tratta di qualcosa che va oltre il sensoriale. Il pensiero che sta dietro quelle buste che passano da chi è libero a chi non lo è, la cura profusa nel dedicarsi a una persona amata. Il profumo di casa viene da una situazione ideale, pacifica, senza sbarre, che porta nel suo opposto un po' di fragranza affettuosa. Per quanto un ristretto possa tentare di fare un bucato ottimale, questo non avrà mai un'essenza piacevole. Ho ritrovato così un discorso che avevo incontrato nella mia tesi di laurea. La socializzazione di genere fa sì che ancora oggi le donne siano tenute lontane dal delinquere e vicine alla cura. Anche di chi ha sbagliato, ma che non p...

professor dolore

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Oggi mentre mettevo il calzino al piede destro ho avvertito una contrattura, che mi viene spesso, un po' dolorosa ma passeggera, che prende dal metatarso al 3° e 4° dito.  Capita che un nervo si accavalli, come si dice, ma mi sono chiesto se non sia un rimasuglio di un vecchio trauma. Avevo sugli 8 anni e andavo all'oratorio, dove c'era un vecchio dondolo in ferro. Era verde e rispetto alla foto era molto più grande e pesante. C'erano due "sedute" per lato e ci si stava anche in dodici (o sedici?) bambini in tutto. Probabilmente non se ne trovano di immagini perché era pericoloso, oltre che destinato ai parchi giochi, mentre quello all'oratorio era all'interno, anche se era il nostro gioco preferito perché saltava spaventosamente, sembrava di poter toccare il soffitto e a volte, di ribaltarsi. Un giorno mi venne la curiosità di scoprire cosa sarebbe accaduto mettendo un piede sotto l'appoggio, mentre dondolava e ci ero seduto sopra. Non so ...

banalità vitale

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Ero sicuro dell'importanza della banalità ma questo testo me lo ha confermato. Un libro ottimo, corale, uscito dopo la demolizione delle "Twin Towers" e proprio per quello attuale: oltre alle catastrofi naturali, ci sono quelle dovute a guerre, migrazioni, attentati, per cui si vive in un clima di paura, madre di tutte le emozioni. Il nucleo del piccolo saggio è come organizzare le emergenze nel sostegno fondamentale di aiuto psicologico, contro il Disturbo post-traumatico da stress. Le tecniche sono particolari. Proprio nell'ambito dei disastri è sorta la discussa, ma efficace, pare, terapia EMDR; la mente ha una forte capacità di auto-guarigione ma può essere necessario stimolarla. Il libro è denso ma la banalità affiora vitale a partire dai "mantra" del sostegno nelle calamità: non siamo e non siete soli ; è importante conoscere le proprie reazioni allo stress ; esprimere le emozioni ; non essere chiusi in se stessi; affrontare il dolore di questa fe...

Originally sung

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- Certo che... Pazzesco.. - Cosa?   - Non si trova parcheggio neanche di notte... - E dai, che vuoi che sia, facciamo due passi...  - Eh ho capito ma quasi quasi la metto male. - E se ti danno la multa? - A quest'ora?! Chi... OH! Ma guarda 'sti due! - Attento che li investi! - See... Meno male che li ho visti. Che stupidi però... - Ma dico io, camminare per strada con 'sto buio, giù dal marciapiede! - Ah per una volta mi dai ragione su un mio sclero da guidatore! - Be' sì questi son proprio coglioni dai... - Ahahah, ma poveri, eran due piccioncini abbracciati. - ... - D'altronde sai.. Fa molto Prévert, molto Love Story. - Love Story? - Sì Love Story, il film... Where do I begin... To tell the story of how great a love can... Ma... piangi?! - Sì basta... smettila, ti prego. - Non pensavo di cantare così male... - Ma dai scemo, dico per la canzone... È tristissima.. . - Be' sì come l'ammore no... Oh basta io la metto ...

piccolezza

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Piccolezza ha per lo più un'accezione negativa, come limitato, banale, angusto, addirittura gretto, meschino e idiota. Non è sorprendente? Pensare che una ricerca ha dimostrato che i cuccioli hanno un'innata tendenza a mostrarsi con tenerezza per invogliare a che li si accudisca, pura sopravvivenza! Anni fa, quando ho avuto la macchina nuova (era la prima volta) mi pesava dover ammettere il mio feticismo per lei, come il lavarla spesso. A parte che a Milano puoi non stupirti di trovare una sorpresa sulla carrozzeria quotidianamente, un giorno, mentre stavo per raggiungerla ho visto un bimbo, per mano a un'adulta, che si guardava stupito nella mia auto: le forme bombate e la lucidità davano un effetto tipo specchio deformante e il piccolo era sorpreso, rallentando, con la donna che lo tirava nervosa. Da allora ho la scusa per lavare l'auto e mi è capitato ancora di scorgere piccoli a giocare fugacemente con la loro immagine strana sulla mia macchina :D Insomma, vole...
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Sto seduto qui, su una panchina duramente liscia, i capelli troppo corti perché il vento mi ci carezzi la fronte. Le mani in tasca, solita pigrizia, meglio non scoprire di aver perso un guanto. Se batto i piedi non è per il freddo, ma tanto per ricordarmi che sono vivo, che sotto le suole c'è terra sicura, ancorante. Per la sciarpa è presto, per fortuna. La strada è inutile, perché non aspetto nessuno. Non so nemmeno cosa ci faccia qui, gli amici andati via, bicchieri vuoti, tutti che scappano da qualche parte prima del buio. Non è come nelle canzoni, e poi dai, ci si può davvero burlare sperando nel sentimento dei sentimenti?  Vorrei certe parole da leggere, ma non arrivano. Che parlino di orchidee, di serpenti e di pomate con disegnati sopra orsetti lavatori, di olive da spremere, di piante da accudire, di tradimenti da seppellire, di fragilità che diventa forza, di campagna e ladri, gatti, tanti gatti, soprattutto loro. Ogni volta che si cade si nuota in follia crista...

atti malinconici in luogo pubblico

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Un blog è un po' un luogo pubblico. Per quanto nascosto, sento di dover aggiungere qualcosa ai post precedenti tuffati nell'angoscia. Che non scompare, ma è una delle conviventi ormai abituali.  Rispetto a questo agosto ("nulla di magico"), al crollo di giorni fa ("ma cosa mi credevo"), il rimedio a non abdicare completamente è la mia rete sociale: il mio sangue, i miei amici, come quando ho fermato questi tre bicchieri di vino, un pomeriggio di questa primavera. Quando arriva settembre, ricompare l'amicizia, la vicinanza di madre, sorelle, fratello, vitali nipotini... E anche i "senza dimora" sembrano riprendersi, mentre la città torna a correre impallando la sofferenza. Così, pur se il malessere mi rimbalza in continui ritorni d'immagine, come il custode di casa mia che mi osserva attonito, come se mi mancasse un velo di colore per poter vincere qualche premio ad Halloween, c'è stato chi ha camminato con me dopo l'ultimo cr...

ma cosa mi credevo

Non certo uno scrittore, assolutamente. Se mi è scappato qualche raccontino da queste parti, si è trattato soltanto di un gioco un po' diverso dal solito. Per fortuna, quando ammiro quelli veri, mi sento un beato, semplice lettore. Poi magari lo rifarò, ma appunto, nascondo le consuete parole che puzzano di angoscia. No, cosa mi credevo è l'ennesimo risveglio in un giorno d'inverno, di una stagione interminabile, senza le altre. Buongiorno, questa casa non è tua. E prega di non essere cacciato via. Già, pensa se perdessi questi 20 metri quadri. Dopo anni di cambi (e qualche cantina, e qualche auto) mi ero abituato alla "tartaruga": portarmi lo stretto necessario, non più di una "macchinata". Ora invece torno ad accumulare, la tastiera pronta da suonare, la chitarra nell'armadio accordata, e libri stoviglie tessuti e armadi. Ma sono sempre in tempo, conosco un sacco di gente a cui regalare qualcosa. La cosa peggiore è che non riesco più ad aprire l...