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Stigmate (1999)

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Stigmate è un film meraviglioso ed è un po' sospetto che la critica lo abbia demolito, proprio a partire dalla visione teologica. Che invece è formidabile, perché addenta la Chiesa come potere e fasti, proprio come la cantava Tenco in "Cara maestra". Quello che mi colpisce di più è che il Gesù che viene descritto qui mi sembra parlare molto come Buddha. "Stigmata" (il titolo originale) è impeccabile per la recitazione dei due protagonisti, una dolcissima Patricia Arquette e un sensazionale Gabriel Byrne. Per la fotografia, che è quanto mai curata e raffinata, per la colonna sonora, con Björk, Bowie, Massive Attack e altri ancora, per il racconto, che è suggestivo e rappresenta una rottura con i soliti film su demoni ed esorcisti, rovesciando quei cliché dalla parte... del Bene. Non a caso la pellicola chiude gli anni '90, dove il genere horror aveva sofferto non poco, precipitando tra bambole, sequel, i King e i primi film con le "telecamerine". ...

Matriarch (2018)

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Di questo film non ho trovato nessuna recensione da addetti ai lavori. Persino quegli idioti di "Rotten Tomatoes" non hanno scomodato le loro preziose(?) cervella per parlarne. Ma può darsi che sia una fortuna, così nessuno ha potuto sporcare un lavoro che per me è un ottimo film. Molti dicono che la trama sarebbe poco originale, perché c'è una famiglia di pazzi furiosi che dall'ospitalità passa alla crudeltà in un lampo. A parte che allora chiunque usi un coltello (genere slasher?) starà copiando "Psycho", penso che il film sia molto particolare, e ben congegnato. In primis, è una produzione inglese. Anzi, scozzese e di questi tempi in cui la Gran Bretagna appare delirante, la differenza non è da poco. Forse, "Matriarch" è una metafora proprio sull'isolazionismo che l'Inghilterra starebbe perseguendo, arrivando a, letteralmente, torturare chi si avventuri da quelle parti senza far parte della "famiglia", che si ispira a una pre...

io...

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...non ho mai preso un aereo, ma certe canzoni, ti fanno volare, anima e corpo, senza ali, fendendo la rugiada delle lacrime, nelle notti infernali, perché chi vive in strada non riesce a dire inverno. E ascolterei questa musica, senza fine, guardando un pezzo di muro. Vuoto, come la prossima ora.

qui non sanno fare horror

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Per qui, intendo naturalmente l'Italia. Non sono l'unico ad essere convinto di questo, purtroppo, e credo che un motivo ci sia. Non so se si tratti delle trame, della fotografia o degli attori, magari di questi elementi sommati tutti insieme ed altri ancora, comunque scadenti mentre solo un aspetto sembrerebbe salvarsi: la musica, come per esempio il celebre motivo dei Goblin usato per "Profondo Rosso". Proprio Dario Argento non ho mai capito come volesse spaventare. Per me, non c'è mai riuscito e l'unico horror italiano che mi ha inquietato davvero è "La casa dalle finestre che ridono". Poi però Pupi Avati ha virato verso rotte intellettualoidi e ha perso quella capacità genuinamente primitiva - anche se ultimamente sembra essere tornato sui suoi passi e sarei davvero curioso di vedere "Il signor Diavolo". Gli horror italiani usano pessimi attori, che recitano come dei dilettanti. A volte sono così pietosi che vengono doppiati(!). Chi li ...

I'll take your dead

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"I'll take your dead" è un altro film che non viene dagli USA e forse per questo sarà difficile vederlo al cinema, visto che, anche se gira da un anno nei festival, da noi non è ancora approdato e chissà se e quando ciò avverrà. Per fortuna è possibile trovarlo in Rete e questo è sicuramente uno dei pregi di Internet. Intanto, la voce della ragazzina, Gloria (Ava Preston), nella versione originale è meravigliosamente straziante, come lo è il suo personaggio e tutta la storia. Prenderò i tuoi morti (possibile traduzione del titolo) persevera nel felice connubio tra affettività (o psicologia) e horror. Se all'inizio i cadaveri sembrano essere solo un'ossessione psicotica della piccola protagonista, alla fine diventeranno visibili non solo a lei, come nella credenza tutta orientale che un morto permei della propria presenza l'ultimo luogo dove sia stato. E di morti si parla non solo in senso proprio: c'è la morte dell'infanzia e di chi si amava, ma anc...

X: Night of Vengeance

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Ci sono film che vengono discriminati, a partire dal titolo. "X: Night of Vengeance" non è infatti quello originale, che è invece visibile dopo la prima, annichilente scena: "Exit". Di uscite infatti parla il film, fisiche e figurate. Girato in gran parte nel quartiere "rosso" di Sidney, King's Cross, lo squallore di quell'area rispecchia la storia delle due protagoniste, due prostitute che alla fine cercano l'uscita da quel mondo ma non possono, per loro l'amore, e quindi qualsiasi forma di vita "banale" (per questo forse serena) gli è negata. Lo stigma sembra aver anche accompagnato il film che, bollato come horror (ma il soprannaturale non c'entra) se non erotico (in realtà lo è sporadicamente), è invece altamente drammatico e, per me, straziante. Viva Bianca e Hanna-Mangan Lawrence sono estremamente convincenti e dirette ottimamente da Jon Hewitt, il quale si è lamentato perché il film è stato venduto all'estero prima...

una solitudine inutile

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Dopo aver scritto il post contro i cani, dato che Blogger dopo la pubblicazione mostra l'elenco degli articoletti con il numero di visite, mi sono reso conto che il blog non viene letto praticamente da nessuno, soprattutto ultimamente. Non si tratta però di discorsi poco condivisibili, come quello contro i cani - anche se: 1) io sono per i gatti, che per me sono sacri; 2) non sopporto davvero più i cani, con tutta l'attenzione sociale verso di essi, mentre umani come barboni e rifugiati sembrano meno importanti; 3) ho come vicino, tra gli altri canidi, un isterico pitbull che abbaia appena faccio qualsiasi cosa, come aprire il frigo o lavarmi i denti; 4) ho amato solo due cani, Cuba e Margot, perché erano speciali e volevo bene ai loro "padroni" (che parola, eh, padrone...). No, se non vengo letto è perché sono noioso, vittimista, depresso, sempre cupo e in definitiva poco interessante. Mi viene spesso in mente Manzoni quando all'inizio dei Promessi Sposi definiv...

cani da compagnia

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Il cane, si sa, non è altro che un lupo addomesticato sin dalla preistoria, un predatore, quindi, ridotto a servo. La vittoria evolutiva non poteva essere più completa dal momento in cui il cane è diventato un animale da compagnia. Si parla di fedeltà, di amore fino alla morte, sin dalla mitologia (Ulisse e Argo), ma Pavlov ben dimostrò cosa muova il cane: la fame. In città, la presenza di cani è qualcosa di catastrofico, le deiezioni non si contano ed è abbastanza pietoso vedere qualcuno raccoglierle, mentre però per quelle "liquide" non si può fare molto, nel verde, solo gli alberi resistono, mentre le altre piante muoiono. Sull'asfalto, la puzza diventa micidiale. In strada, per l'inquinamento, e in appartamento, per lo spazio ridotto, il cane non può che soffrire e c'è chi tiene razze che tra le mura avvizziscono, per esempio pastori maremmani e addirittura San Bernardo. La scusa di tenere il cane come difesa è abbastanza ingenua, perché i cani possono es...

amore...

...che non esisti.

un posto nuovo

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Da un paio di mesi ho una nuova casa. Quasi rischio di sottovalutarne la preziosità, ma lavorando con persone che vivono per strada, me ne rendo conto ogni volta che incrocio un "barbone". Potrei soprassedere sul fatto che mi sia imbarcato in un mutuo che, ne sono certo, mi sopravviverà e infatti, che m'importa? Quando sono entrato, la casa sembrava essere stata come stuprata. I precedenti inquilini e la venditrice (una donna mefitica) l'hanno tenuta malissimo e la proprietaria si è portata via di tutto, in fretta e furia, aumentando i danni (soprattutto al pavimento) rispetto a come l'avevo vista arredata. Così ad agosto ho speso tempo e denaro a imbiancare, pulire, smaltare, sostituire e riparare di tutto, da tubi di scarico a prese elettriche. Non c'era cosa che, una volta smontata, non rivelasse di essere guasta e di bassa qualità, come un paio di porte montate male che non si chiudevano e uno sporco generale da rabbrividire. Ora invece questo mio piccol...

Byzantium

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Byzantium è un film barocco, un termine che per me non è così malevolo, se penso a Bach. Un cinema di vampiri che non mordono, ma sanno far male. E anche amare. La sceneggiatura ha infatti una forte impronta femminile, derivando dal lavoro teatrale di Moira Buffini,"A Vampire story". Così i colori che si trovano nel film vengono dal folklore irlandese ( neamh - mairbh, morti che camminano ), un mare freddissimo dove anche i gabbiani garriscono tristi, la prevaricazione maschile cui si oppone la ribellione di due donne, la menzogna e il segreto come armi di sopravvivenza, opposti alla necessità di sapere ciò che è vero, nel bisogno tutto umano di raccontare la propria storia. Alle spalle ci sono precedenti illustri, l' Intervista col Vampiro dello stesso regista, Neil Jordan, la scuola e la vergogna del sangue come mezzo di sussistenza di Ferrara ( The addiction ), e su tutto il trionfale potere di amare, che però non raggiunge il livello di "Lasciami entrare...