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Mici d'oggi

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Sento quasi di scusarmi perché ultimamente sto un po' così e non vorrei che qualcuno si preoccupasse troppo. Quando qualcuno si preoccupa per te, che sia il tuo amore, il tuo sangue, un'amicizia o dal lavoro, è bello. Nello studio delle reti sociali, a volte è un po' gelida la visione d'insieme, eppure, si tratta sempre di dati, pretesa di scientificità. Ma i paracadute sociali che abbiamo hanno un colore caloroso, un calore colorato. Di cui magari la network analysis tralascia, chissà, sarà una frustrazione delle scienze umane, rincorrere le cosiddette "esatte". Ah, ma io volevo parlare di gatti. Purtroppo, non ci vivo assieme, caso mai però a qualcuno impipasse, devo dire che Alba ha avuto ben due rimpiazzi. Non poteva essere altrimenti, lei era eccezionale.  Ora ci sono Bianca e Tobia. Francamente resto sempre un po' interdetto sulle scelte dei nomi degli animali, avendo però visto certi Rom chiamare i figli "Ferrari", "Porsche"...

evaporato in una nuvola

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A casa, il pensiero torna su una frase. "Oggi hai dato il peggio di te". Per fortuna, non sei il mio capo, oggi al mio capo gli ho detto educatamente di attaccarsi. Per sorte, saresti un amico e perdonami se uso il condizionale. ma come sono vittimista... e che sarà mai... Eppure in qualche modo ero più ubriaco di voi. Ma guidavo e sono stufo di dirci che c'è troppo alcool, che è troppo facile e devastante usarlo.  Mi viene in mente quando una volta scrissi a qualcuno: voi Faber lo celebrate, io LO VIVO. ora non è il caso di darsi dell'isolato per colpa di alcuni altri... Certo, preferisco intombarmi qui che dovermi sentire allegro grazie a birre, superalcolici, vino, così stupidamente brillo da poter finalmente usare la parola "fratello". Ma è una condanna tagliare con la lingua? Mi chiedi di Alex Langer, che ne so, io lo ammetto, ho paura, è terribile finire così. Inascoltati, come inutili. E guarda che mi tocca scriverti per farmi capire. Da te...
Non so quanto scrivere qui possa servirmi, farmi in qualche modo bene. Probabilmente poco, pochissimo. Caso mai interessasse a qualcuno, mi sento al nono inning, come direbbe Charlie Brown. Ogni volta che rasento questo senso di stanchezza mentale, mi amareggio nello scoprire che tornano, questi momenti non fanno altro che tornare. Immagino che sia uno sconforto così desolante a farsi trovare a un passo da qualche grande cazzata. Che io però riesco ad evitare, sarà che ho qualche "trovata" che mi viene dall'esperienza nel sociale, sarà che mi conosco, sarà che per quanto scivolosi abbranco degli appigli che mi fanno andare avanti. In qualche modo, a qualsiasi costo, anche se mi sento dentro solo sabbia bruciata. Tra pochi giorni compio 45 anni, un bilancio è inevitabile. Rasenta il fallimento, ma sono ancora vivo. In una città che è cambiata, male, che soffre, in cui il senso delle cose sfugge sempre di più. Da una parte i turisti (pochi) della iattura dell'Expo,...

ho imparato a sussurrare

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Ho imparato a sussurrare, presto, quando non potevo avere più voce dal soffrire. L'ho imparato per poter esprimere quel che non posso lasciare a devastarmi qualche pezzo di corpo. Ho imparato a sussurrare quando devo dire qualcosa, imprecare, sfogare il dolore, quando la gola è indebolita dal tormento. Ma so sussurrare anche per potermi aggirare in quesi posti meravigliosi, e pure lontani, tra l'orecchio, i capelli, il collo e la spalla.  E così sussurro ai bambini, cercando calma insieme, o ai gatti, che sanno essere così silenziosi e amici della voce tranquilla. Mi piace mormorare, per sentirmi come fa il vento tra le braccia degli alberi, quando li carezza suonando piano. So sussurrare come una bicicletta che si aggira contenta dei suoi meccanismi come orologi, gentile, serena. Ho imparato a sussurrare e forse, sì, pure questo è un Cordiale per sopravvivere...

solitudine maschile

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La solitudine di un uomo sembra poter contare su una condizione più vantaggiosa: per dire, un tizio che mangia da solo in trattoria non dà nell'occhio, una donna sì. In un attacco di solitudine, con l'insopprimibile sensazione di soffocare, io posso uscire nel profondo della notte e camminare nella periferia milanese, senza temere più di tanto - anche se la mia percezione di sicurezza, con la recessione, si è molto abbassata. In realtà è un po' una sconfitta che un uomo possa stare "benissimo" solo e una donna no. E' soprattutto una condanna di questo vivere sociale che una donna non possa camminare nottetempo senza avere timore. Ho potuto stare di guardia nel buio in un campus, un magazzino o un dormitorio, perché sono maschio. Impensabile, per una donna. Un uomo solo e che magari beve fa tristezza, ma la visione di una donna è più inconsueta. Una protezione allo scandalo, un carcere mentale. In "La finestra sul cortile" rispetto all'om...

Non c'è più la trattoria :(

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La trattoria non c'è più. La foto dell'intestazione del blog, che a volte avrei voluto rifare, appartiene al passato. E' una sciocchezza e non posso che ricorrere a un atteggiamento zen. Forse la palazzina sorta sulle ceneri del vecchio trani sarà anche piacevole. Non ho nemmeno ritoccato la foto, come al solito. Cruda come il nuovo della città, che abortisce volentieri il passato. Ma c'è bisogno di case e sull'angolo (a destra, si intravede appena) un lieto cartello annuncia che si affittano appartamentini anche arredati.  In fondo il cinema è perduto, come tanti bei sogni di una città sempre più triste. Non è scoramento da invecchiamento: la recessione e gli interessi in gioco, l'odio diffuso e i terrorismi istituzionali rendono facile vagare come zombie nella città. Cercare leggerezza qui è un po' come cercare i binari del tram, a San Siro, nella nebbia di quasi 50 anni fa, quella ripresa da Olmi in " La cotta ". Riposa in pace, vecchia ...

schadenfreude e mudita

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I due termini nel titolo sono in antitesi. Entrambi parlano di gioia, ma mentre il primo si riferisce al piacere per le disgrazie altrui, il secondo, buddhista, indica la felicità per la buona sorte dell'altro.  Ne "Il fondamento della morale", Schopenauer scrive che " Provare invidia è umano, assaporare la gioia per il danno altrui è diabolico." Sento queste parole profondamente, perché ultimamente mi è piovuta addosso la schadenfreude di una persona. Ed è stato terribile. Sicuramente la mudita non è semplice da raggiungere, ma è un delizioso profumo da cercare. Piuttosto, dovrei magari spiegare il perché del raccontino precedente, senza titolo. L'avevo scritto di getto, una notte, per uno dei tanti spazi virtuali dove dissemino pezzi di me. Ogni tanto tiro i remi in barca e così è approdato qui, nella sua disperata visione di un amore distrutto, massacrato nel sacrificio di un'impresa, di quelle tipicamente umane, come una guerra, così stupida, co...

Il signore e la Damina

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    La bruma si addensava appena fuori il portone tra le mura. Poco oltre, celava l'orizzonte, uccidendolo di bianco. Il fiato del cavallo sembrava tributare una gabella a quel nulla, questo mortorio. Scostava il muso nervoso, poco incline al partire. Voltandosi verso di me, sembrava domandarmi se lo volessi davvero. E poi venne lei. Capelli fino al cuore, quel colore così amato, il sorriso che la faceva splendere, attanagliato in una mascella dura, ostile, delusa. Solca la corte con passo combattivo, picchiando la gonna, vascello proiettato all'assalto, seguita da due donne, i cannoni delle sue orbite puntati verso di me. Mi raggiunge e il destriero, come a dirle la mia follia, si scosta e, vinto lo sbalzo, lo riporto diritto. La dama ha sfidato persino gli zoccoli, nel coraggio di volermi catturare, gli occhi saltano dal mio viso a un futuro che presente, le pupille oltre di me, che si estendono tanto da sbarrarsi, prima di scomparire sotto le palpebre. E di nuovo que...

papà...

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Ho una profonda disperazione. A mezzanotte non mi ero neanche ricordato che è il mio compleanno. Incredibile scriptu, me ne sono reso conto vedendo il doodle di google che mi faceva gli auguri. Tecnologia, che mima bene un calore assente. Come fingere di parlare al cellulare o dire a un risponditore vocale "ti amo". Avrei dovuto premettere che sono più esaurito del solito. Nato il 23 giugno, onomastico il 24. Ma è anche il giorno in cui morì mio padre. Sono passati 20 anni e dovrei avere solo una cicatrice. Invece sanguino, dagli occhi. Plasma incolore, sapido, doloroso.  Ecco perché non ricordo volentieri il mio compleanno, tanto da rimuoverlo. E, tanto per ringraziare un dio, caso mai avesse il coraggio di esistere, Alba sta morendo. Merda! Ho amato un solo gatto così tanto, anche lui sparito presto. Troppo presto. Alba che riempie le giornate di mia madre, Alba che si fa rispettare dai nipoti più grandi ma ai piccoli non fa nulla, se ne va, perché sente che sono cucc...

la bellezza di respirare

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Anni fa, una sera da un amico. Al ritorno ne accompagno un terzo. Siamo ben più che brilli e anche se il buio è vuoto di auto, vado piano, ho i riflessi lenti - eppure ancora buoni, specie l'udito. Ho il finestrino giù per fumare. Al semaforo che dà su viale Monza ho il verde, però procedo piano, perché vado in allarme: sento una specie di sibilo. "Scusa se rallento ma...non senti niente tu?". No, non sente nulla, ma quasi mi fermo: un attimo e ci sfreccia davanti un'Alfa, lanciata a non meno di 100 all'ora. Un missile, come il nostro sudore, lo shock. Mi fermo e aspetto il rosso, paralizzato. L'impatto, potenzialmente dalla mia parte, mi sarebbe stato fatale e forse non soltanto.  Stasera ho ripensato alle volte in cui mi sono visto la morte. Scampata... Sarà solo una sega mentale pensare: toh, sono vivo, meno male! Respiro. E anche il mio carissimo amico. Certamente viviamo sapendo della morte. L'altro giorno un ragazzo mi diceva che ne ha il terrore...

Blog che spariscono

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Nell'impalpabile mondo elettronico succede di continuo che qualcosa o qualcuno scompaia: un sito, un blog, un nickname. Per normale che sia, quelle sparizioni lasciano un vuoto. Capita di ricredersi e tante volte penso ai miei blog chiedendomi "ma chi me lo fa fare". Certo, meglio poi continuare ad esistere nella realtà. Però quel vuoto rimane, un'assenza rumorosa, un non più, silente ma assordante. Mi rammaricavo di aver risposto con un commento lunghissimo, più dello stesso post, all'articoletto precedente. Volevo scusarmene ma ora ho il dubbio che chi aveva innescato la discussione possa leggermi. Comunque cerco di riparare citando almeno la fonte di quello sproloquio: " Il miracolo della forma - Per un'estetica psicoanalitica", di Massimo Recalcati. Caso mai leggessi qui, angie, voglio salutarti con gratitudine ed affetto: anche se non ci conosciamo mi sei stata vicina e hai fatto anche un po' tuoi i miei blog, scrivendoci commenti, co...