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La notte del giudizio - per sempre

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 La saga di "The Purge" avrebbe potuto rimanere una serie di horror spaventosi, se non avesse virato decisamente con l'ultimo episodio. Mi aspettavo infatti un po' di paura, e quei cliché, ormai tipici, dei capitoli della "notte della purificazione". Invece questo film "Covid" (agghiacciante dirlo, vero?) mi ha spaesato piacevolmente, perché rispecchia ben altro di questo periodo, un America come nell'inno omonimo dei Laibach. Così, "La notte del giudizio per sempre" per me (e per fortuna non soltanto me) diventa qualcosa di superlativo.  Gli Stati Uniti dell'odio sono tali che non solo hanno partorito "the purge", ma nel racconto si va oltre. Non bastano 12 ore in cui viene sospesa la legge, e quindi tutti i servizi pubblici di sicurezza, polizia, pompieri, ambulanze. Qualcuno decide di andare oltre. Quindi compare l'America dei muri, come quello assurdo, non solo per i costi finanziari, col Messico, voluto da Trump...

era un delitto

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Era un delitto innamorarmi di te. Perché sei troppo bella, e troppo giovane, e così seria...  Sai prenderti cura di qualcuno. Sai essere così amorevole... Non mi sento pavido a scrivere qui, perché, per quanto ti desideri, immagino che no, non sarà possibile baciarti. Però lo vorrei così tanto. Anche se quando ci sei mi basta, mi sento come a casa. Sto finalmente bene.  Quando ci sei, sembra di stare in un giardino. Vedere i tuoi occhi ridere, e ascoltarne la voce così umile, tanto gentile. Non è davvero facile vivere così. E allora vorrei portarti su un altro mondo, sulla mia mano, le mie carezze, le onde che ci piacciono tanto. Ma come parlare di sentimenti... Anche se pare tutto così chiaro, in una città di derive. Almeno io. Almeno tu. Vorrei sentirti respirare. Circondare tutto del blu che adoriamo. Come sono belle le unghie senza smalto. Anche dei piedi. Così sincere, naturali. Anni fa ho amato questa canzone. Non ho mai trovato nessuna che sembrasse nuotare in quelle ...

Rip Ebbe

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Second Life tra poco compie 18 anni e insomma, non è che sentissi la cosa così tanto - anche se siamo nati lo stesso giorno, io nel secolo scorso. Poi però, una settimana fa, è mancato l'Ad di Linden Lab, la società che ha creato e gestito la "Seconda Vita" fino ad ora - anche se sulla carta la proprietà è cambiata. Ebbe Altberg era in carica dal 2014. Quando sono arrivato su Second Life, sicuramente il mondo che ho trovato era lì per merito suo.  Come altri, sono stato spesso critico sulla gestione del "metaverso", ma la scomparsa di Ebbe Linden (perché tutti i lavoratori di LL si chiamano così, Linden, tiglio, il cui profumo mi inebria in questi giorni) mi ha sconvolto. Non perché quando muore qualcuno venga santificato, cosa aberrante, ma perché mi veniva da piangere. Perché se lo è portato via il cancro. Il male che per ora ho sconfitto, ma che poco dopo Natale ha rubato la vita di un mio congiunto, e altri due in questo momento lottano contro lo stesso dem...

Seance (2021)

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 "Seance" è forse un film sottovalutato. Diretto, scritto e sceneggiato da Simon Barrett, associato al movimento "mumblecore", è girato, a mio parere, con maestria. La musica, come col vecchio buon Tarkovski, è dosata sapientemente e spesso non è fuori ma "dentro" il film, ascoltata quindi da uno speaker o in cuffia dai personaggi della storia. Le attrici principali hanno esperienze anche in altri campi, come moda, musica, persino arti marziali e questo le rende capaci di estremo realismo. Tra tutte spicca la protagonista, Suki Waterhouse. Determinata, apparentemente ingenua e innocente, eppure il perno di tutto il racconto cinematografico. Come vuole la corrente di filmaker "mumblecore", "Seance" ("La seduta") è prodotto a basso costo, con mezzi semplici ma prende, prende eccome, con una trama scarna, su cui predominano i dialoghi, alla Antonioni, le insicurezze (mumble, borbottio, appunto). Anzi, le atmosfere lontane dalla a...

mentire

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 Continuo a scrivere in beata solitudine, nel retrobottega dove non ci sono denunce, e neanche lettori.  Con l'emergenza virus pare che il sesso - e quindi l'amore? - siano crollati più delle borse di tutto il mondo. Autoerotismo, conoscenze se non avventure virtuali.  Anche io mi sono... dato da fare, e sono qui a leccarmi le ferite. Si trova di tutto: chi non ha l'età, donne sposate, bambine di Dio. Nel bilancio che compilo però quello che mi più urta è la dialettica della menzogna. Per carità, chi non ha mai detto bugie? Forse che io non lo abbia mai fatto? Però fa male, sentirsi presi in giro sui sentimenti. Lo fanno già con la pubblicità, con la retorica politica, tutta questa emergenza alla fine sapeva di bugiardo.  Ma quando si tratta di persone comuni, o quasi, mentire diventa sadico. Affettivamente. Dirsi libera ma essere sposata (con prole). Accampare età mature senza nemmeno avere quella... maggiore. Quella che cerca di convertirmi a Dio. No grazie, ho già...

"Italia" by Laibach

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E poi fate l'amore

                                            E poi fate l’amore.                                                   Niente sesso, solo amore. E con questo intendo i baci lenti sulla bocca, sul collo, sulla pancia, sulla schiena, i morsi sulle labbra, le mani intrecciate, e occhi dentro occhi. Intendo abbracci talmente stretti da diventare una cosa sola, corpi incastrati e anime in collisione, carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure, baci sulle debolezze, sui segni di una vita che fino a quel momento era stata un po’ sbiadit...

Soliloqui

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Queste pagine non sono state ancora lette da nessuno, quest'anno. Un fatto di cui magari non ci sarebbe da vantarsi, ma perché no.  Il soliloquio è segno di profonda solitudine. Di follia. Diventa necessario quando i pensieri sono troppo pressanti. Eppure la solitudine ha anche un sapore di libertà. Non dover rendere conto a nessuno. Neanche ferirlo.  Parlare da soli ha lo stesso fresco sapore di una camminata in un parco, di notte, all'alba. A salutare scoiattoli, merli, passeri, conigli. Le cornacchie no, per uno che soffre di iperacusia sono terribili. Sgraziate, tristi, inquietanti. Il parlo racconta e non resta che ascoltarlo. Insieme ai propri discorsi, i rammarichi. La tristezza. La nostalgia di una donna appena perduta. Il timore di incontrare le volpi, che si aggirano di notte, lo sbattere di ali di volatili invisibili al buio, sono bellissimi spaventi. Tra le distese d'acqua, dormienti, delle cave. Qualche latrato in lontananza, ma i cani fanno la loro vita. Parla...

Years Go By

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Perché un film capolavoro ("A ghost waits") ha anche la musica che spacca!

A Ghost Waits (2020)

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Il cinema horror ha più volte incontrato l'umorismo, riuscendo in alcuni casi a diventare godibile, come con "Frankenstein Junior". "A Ghost Waits" è una piccola perla e, in più, si tinge di rosa. Adam Stovall al suo primo lavoro si dimostra sapiente, riecheggiando, consapevolmente o meno, da Oscar Wilde a Tim Burton e non solo. Una produzione a basso costo, un bianco e nero divertente, dove Muriel (l'australiana Natalie Walker) e Jack (MacLeod Andrews) si dimostrano due ottimi attori, di nicchia, ma del resto lo è anche il film. E poetico, delizioso, intrigante. Lontano anni luce da produzioni di grido, ma ehi, questo è il cinema, saper emozionare.  Perché i fantasmi infestano le case? Per impadronirsene? E perché poi? E se per caso qualcuno non ne ha paura, come accaduto al fantasma di Canterville?  Le critiche negative non mancano ma quelle entusiastiche sul film sono molte di più. Come la mia. Saper raccontare una strana, bella, storia, saper usare l...

Moebius (2013)

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  Il 2020 si è portato via Kim ki duk e a molti di noi mancheranno i suoi lavori visionari, come "Moebius". Al fumettista francese sembra rifarsi il regista sudcoreano quando fa del puro cinema, creando immagini inconfondibili, magiche, eloquenti. Ma anche alle scene di sadomasochismo, perché volenti o no dal dolore può nascere un terribile piacere. E Kim ki duk lo sperimentò nell'esercito, quando avendo spesso il piede d'atleta grattò la pelle con una pietra, provando sì sofferenza ma anche un insolito godimento. Non c'è una sola parola lungo tutto il film e la musica compare solo alla fine, quasi come il coro di una tragedia greca. Questo per dare enfasi ai suoni d'ambiente, come risate, urla e pianti. In una parola, all'esistente. Kim ki duk parte da una constatazione: non siamo liberi dal desiderio fisico per la nostra intera vita. Così il film si domanda "cosa sono i genitali?" Sono la famiglia, perché è grazie ai primi che si forma la secon...