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Seance (2021)

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 "Seance" è forse un film sottovalutato. Diretto, scritto e sceneggiato da Simon Barrett, associato al movimento "mumblecore", è girato, a mio parere, con maestria. La musica, come col vecchio buon Tarkovski, è dosata sapientemente e spesso non è fuori ma "dentro" il film, ascoltata quindi da uno speaker o in cuffia dai personaggi della storia. Le attrici principali hanno esperienze anche in altri campi, come moda, musica, persino arti marziali e questo le rende capaci di estremo realismo. Tra tutte spicca la protagonista, Suki Waterhouse. Determinata, apparentemente ingenua e innocente, eppure il perno di tutto il racconto cinematografico. Come vuole la corrente di filmaker "mumblecore", "Seance" ("La seduta") è prodotto a basso costo, con mezzi semplici ma prende, prende eccome, con una trama scarna, su cui predominano i dialoghi, alla Antonioni, le insicurezze (mumble, borbottio, appunto). Anzi, le atmosfere lontane dalla a...

mentire

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 Continuo a scrivere in beata solitudine, nel retrobottega dove non ci sono denunce, e neanche lettori.  Con l'emergenza virus pare che il sesso - e quindi l'amore? - siano crollati più delle borse di tutto il mondo. Autoerotismo, conoscenze se non avventure virtuali.  Anche io mi sono... dato da fare, e sono qui a leccarmi le ferite. Si trova di tutto: chi non ha l'età, donne sposate, bambine di Dio. Nel bilancio che compilo però quello che mi più urta è la dialettica della menzogna. Per carità, chi non ha mai detto bugie? Forse che io non lo abbia mai fatto? Però fa male, sentirsi presi in giro sui sentimenti. Lo fanno già con la pubblicità, con la retorica politica, tutta questa emergenza alla fine sapeva di bugiardo.  Ma quando si tratta di persone comuni, o quasi, mentire diventa sadico. Affettivamente. Dirsi libera ma essere sposata (con prole). Accampare età mature senza nemmeno avere quella... maggiore. Quella che cerca di convertirmi a Dio. No grazie, ho già...

"Italia" by Laibach

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E poi fate l'amore

                                            E poi fate l’amore.                                                   Niente sesso, solo amore. E con questo intendo i baci lenti sulla bocca, sul collo, sulla pancia, sulla schiena, i morsi sulle labbra, le mani intrecciate, e occhi dentro occhi. Intendo abbracci talmente stretti da diventare una cosa sola, corpi incastrati e anime in collisione, carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure, baci sulle debolezze, sui segni di una vita che fino a quel momento era stata un po’ sbiadit...

Soliloqui

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Queste pagine non sono state ancora lette da nessuno, quest'anno. Un fatto di cui magari non ci sarebbe da vantarsi, ma perché no.  Il soliloquio è segno di profonda solitudine. Di follia. Diventa necessario quando i pensieri sono troppo pressanti. Eppure la solitudine ha anche un sapore di libertà. Non dover rendere conto a nessuno. Neanche ferirlo.  Parlare da soli ha lo stesso fresco sapore di una camminata in un parco, di notte, all'alba. A salutare scoiattoli, merli, passeri, conigli. Le cornacchie no, per uno che soffre di iperacusia sono terribili. Sgraziate, tristi, inquietanti. Il parlo racconta e non resta che ascoltarlo. Insieme ai propri discorsi, i rammarichi. La tristezza. La nostalgia di una donna appena perduta. Il timore di incontrare le volpi, che si aggirano di notte, lo sbattere di ali di volatili invisibili al buio, sono bellissimi spaventi. Tra le distese d'acqua, dormienti, delle cave. Qualche latrato in lontananza, ma i cani fanno la loro vita. Parla...

Years Go By

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Perché un film capolavoro ("A ghost waits") ha anche la musica che spacca!

A Ghost Waits (2020)

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Il cinema horror ha più volte incontrato l'umorismo, riuscendo in alcuni casi a diventare godibile, come con "Frankenstein Junior". "A Ghost Waits" è una piccola perla e, in più, si tinge di rosa. Adam Stovall al suo primo lavoro si dimostra sapiente, riecheggiando, consapevolmente o meno, da Oscar Wilde a Tim Burton e non solo. Una produzione a basso costo, un bianco e nero divertente, dove Muriel (l'australiana Natalie Walker) e Jack (MacLeod Andrews) si dimostrano due ottimi attori, di nicchia, ma del resto lo è anche il film. E poetico, delizioso, intrigante. Lontano anni luce da produzioni di grido, ma ehi, questo è il cinema, saper emozionare.  Perché i fantasmi infestano le case? Per impadronirsene? E perché poi? E se per caso qualcuno non ne ha paura, come accaduto al fantasma di Canterville?  Le critiche negative non mancano ma quelle entusiastiche sul film sono molte di più. Come la mia. Saper raccontare una strana, bella, storia, saper usare l...

Moebius (2013)

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  Il 2020 si è portato via Kim ki duk e a molti di noi mancheranno i suoi lavori visionari, come "Moebius". Al fumettista francese sembra rifarsi il regista sudcoreano quando fa del puro cinema, creando immagini inconfondibili, magiche, eloquenti. Ma anche alle scene di sadomasochismo, perché volenti o no dal dolore può nascere un terribile piacere. E Kim ki duk lo sperimentò nell'esercito, quando avendo spesso il piede d'atleta grattò la pelle con una pietra, provando sì sofferenza ma anche un insolito godimento. Non c'è una sola parola lungo tutto il film e la musica compare solo alla fine, quasi come il coro di una tragedia greca. Questo per dare enfasi ai suoni d'ambiente, come risate, urla e pianti. In una parola, all'esistente. Kim ki duk parte da una constatazione: non siamo liberi dal desiderio fisico per la nostra intera vita. Così il film si domanda "cosa sono i genitali?" Sono la famiglia, perché è grazie ai primi che si forma la secon...

Sennentuntschi

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Attribuire qualità malefiche a chi non lo sia è un terribile errore. Ed orrore. Sennentuntschi è un film visionario (ma solo in apparenza) che mostra bene il terribile sbaglio di creare un mostro perché il villaggio ne ha bisogno come capro espiatorio. La rudezza di montanari svizzeri - perché sì, è una produzione elvetica - di preti malefici e della superstizione proiettano così il male in una ragazza, che è invece l'unica a riceverlo da tutti quelli che incontra.  Sennentuntschi significa "bambola del diavolo" e riprende un'antica leggenda delle Alpi svizzere, dove grazie all'assenzio un fantoccio diventa una donna, soddisfa chi l'ha evocata per poi ucciderlo. Ma il distillato dell'artemisia non è più allucinante di quello a cui possa condurre un'estrema superstizione. Un crocifisso può fare paura se chi lo indossa o lo brandisce sa usare solo violenza e accusa una ragazza, una vittima di quasi tutti quelli e quelle che si trova di fronte, di essere ...

Antebellum

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 L'horror viene fuso con molti generi e "Antebellum" sposa sia il dramma che il thriller (psicologico). Di soprannaturale non ci sarebbe nulla, se non che non c'è orrore più grande della discriminazione. Ma non si tratta solo della questione, prima degli schiavi e oggi della condizione degli afroamericani. Le protagoniste sono infatti donne, amiche e nemiche, allegre o crudeli. Forse per questo molte critiche sul film, scritte per lo più da maschi, pur apprezzandolo in parte, sono spesso sprezzanti. Invece dividere, parlare solo di neri, di uomini, nasconde lo sfruttamento di donne e quindi alla fine di tutti, di chi lavora, di chi vorrebbe solo libertà di restare umani. Il pretesto della storia è davvero singolare e se potrà apparire paradossale lo è tanto quanto l'iperbole di discriminare in base alle differenze, che invece fanno parte del mondo e lo rendono ricco. Antebellum è di una potenza incedibile e ci sono scene ben più raccapriccianti di quelle alla Mic...

Swallow

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 Quando il dramma passa dall'horror e lo accompagna nello studio dello psicologo, ci si può inquietare più che davanti ad esorcismi e sangue. Che qui non manca. La realtà è così tragica da creare malattie come il picacismo, la mania di ingoiare oggetti. Perché non si può far altro, che mandare giù, se si deve aderire al teatrale della moglie perfetta, casalinga, di un uomo in carriera e della sua asfissiante famiglia.  Haley Bennett è, da sola, tutto il film, come lo è il suo personaggio, Hunter e si muove magistralmente, sotto la guida di un magnifico debuttante, Carlo Mirabella-Davis. Uno sguardo non da poco visto che il film è dalla parte di una donna. Che non si ammala a caso. Naturalmente è il tratto psicologico che trionfa, ma molte scene non fanno rimpiangere i Jason Voorhes, anzi, tutt'altro. Un film iperreale può essere molto più drammatico, sanguinolento ed inquietante. Per fortuna, e questo lo renderebbe sublime per terapie e aggiornamento di operatori di cura, una ...