Post

orecchie stanche

Immagine
Le mie orecchie sono stanche. Stanche di ascoltare, sentire le solite cose: ingiustizie, tradimenti, follia, morte e sopra a tutto il potere del potere, dei maledetti soldi. Ovunque. Allora mi "faccio" di musica. Sempre col volume troppo alto, ma il suono mi sostiene, mi anima, mi lancia il sangue nelle vene, mi carezza, mi regala immagini impensate. E a volte mi aiuta a schizzare dolore dagli occhi. Certa musica è commovente, ma non è quella che scatena lacrime: quello è dolore e c'è comunque, almeno il suono lo stana.  Insomma veleggiando verso i miei 50 anni potrei evitare certe cose dal sapore più immaturo. Ma pochi ormai ascoltano lo stereo a tutto volume nel traffico, usano per lo più le cuffiette.  Ci sono giorni in cui il mio orecchio sinistro sembra un woofer sfondato, con uno strano ronzio persistente. Anche di questo non ci sarebbe da andare fiero, ma sono stanco di ascoltare, le mie orecchie godono con la musica. Che sarà pure finzione, ma quanto è ...

guerriero d'amore

Immagine
Non mi è piaciuto il monologo di Paola Cortellesi sul, non contro il bullismo, perché mi pare che il lato comico offuschi l'intento - ma mi è piaciuto Mengoni! Cosa? E perché  no? Anzi, la piacevolezza del cantante è proprio nel suo forte ascendente su ragazze e ragazzi.  Queste immagini di Piazza del Duomo per me sono confortanti. Un mare di adolescenti che nonostante tutto, adorano qualcuno che parla di lottare per amore. Che cacchio devo dire di più io?

Broken Piano

Immagine
           Mentre facevo due passi, una bella mattina mi sono ritrovato attratto sconsideratamente dal tornare nel posto dove vivevamo insieme, e dove sei rimasta, ora senza di me Sul retro, lontano dalla strada, dietro i cassonetti, sotto la tua finestra ho trovato la carcass a, parecchio arrugginita di un vecchio pianoforte distrutto qualcuno gli aveva strappato un po' di tasti con cura crudele, non sconsideratamente in un modo tale che si potevano suonare soltanto melodie in tonalità minore Così mi sono seduto nella mia tristezza, sotto la tua finestra e ho suonato canzoni tristi con accordi minori su un pianoforte rotto   un peccatore tra gli uomini salvati sulle rive del Tamigi fangoso E vagando in questa città   come un bambino sperduto nella nebbia di Londra da Highgate Hill, lungo il fiume  trascinato a valle oltre la Isle of Dogs   Ho avuto abbastanza tempo per pensare alla domanda su qu...

un mare di nostalgia

Immagine
Basterebbe la foto, per avere la scusa di scrivere ancora di mare. Nuvole, un grigio finalmente piacevole, non l'asfalto meneghino. Che nostalgia. I primi giorni col salvagente. Il pomeriggio che mi ci sono addormentato dentro e il tedesco, venuto a vedere, che mi ha salvato soltanto avvicinandosi, discreto, senza dire nulla, ma ero vicino agli scogli e al mare aperto. Il bullo del Lichtenstein pronto alla rissa (ma fai te, trovo pure le chicche). Quando ho cominciato a stare a galla senza paura. I primi timidi movimenti, istintivamente a rana, le braccia che facevano male subito. Gli altri che non entravano in acqua e io ci stavo fino a macerarmi la pelle. Galleggiare in mezzo ai gabbiani, tranquilli, sereni. E quando se ne avvicinava uno e sorridendo dicevo: non sono ancora morto... Nessuna paura di affondare, ridendo davvero, pensando a papà che diceva sempre di imparare perché non si sa mai. La gioia di nuotare. Le bevute inevitabili (non solo di acqua salata, ah quelle...

un mare di mare

Immagine
Finalmente sono stato al mare. Dopo 7 anni: eh sì, l'ultima volta era stata quella della foto in copertina su "Scacchiatore". Sono partito con come un'idea di morte, ma probabilmente era lo stress. Già. Il "nostro" Adriatico non è granché, ma il fondale basso e sabbioso mi ha aiutato a vincere vecchie paure. Quando ero piccolo, in colonia con le suore, stavo prendendo confidenza con l'acqua, bagnando il piedino, come a tentare di capire quello che sarebbe potuto diventare un grande amico. Un vecchiaccio però, vedendomi titubante, pensò bene di incoraggiarmi gettandomi in acqua, fino a tenermi la testa sotto. Quell'isterico di merda poté farlo perché noi "orfani" eravamo meno bambini degli altri, e poi la suora era brutta addormentata sulla sdraio. Da allora il mare per me è stato pura angoscia. Invece ora, dopo più di quarant'anni, ho imparato a stare a galla, a trattenere il fiato e soprattutto a nuotare, in qualche modo, a non a...

e poi

Immagine
e poi arriva un momento in cui sento tutto addosso il peso del tempo. Del dolore. Del mondo in putrefazione coi capi che lo depredano e lo lasciano distruggersi. Oh sì sono depresso. Uso troppo internet. E poi? E poi... poi che importa.  Ne ho vista di gente sparire e certo, come non soffrirne? Non mi consola che ci sia un miliardo di persone che sta male. Anzi, bisognerebbe piantarla di sentirsi meglio per il dolore altrui. Quella è merdosa schadenfraude. Io non sto meglio se penso che c'è un sacco di disperazione in giro. Non avrei lavorato nel sociale altrimenti, anzi, come quando "facevo" qualcosa di politico, quando ho aperto "Scacchiatore" proprio perché non ne potevo più di non gridare che non ci stavo, ho cercato di fare qualcosa, il mio, un piccolo pezzo di lotta. E poi però... "Finisci la frase". Perché? Non c'è molto da dire. Non c'è proprio da parlare. Lasciami andare al mare. Poi però torno, e me ne devono fare mangiare di m...

overdose di musica

Immagine
La musica è potente, ascoltarla e provare a farne un po' mi è sempre di aiuto. Ho cominciato in seminario. Ci insegnavano chitarra e organo e così, la sera, dopo cena, quando mi assaliva la nostalgia di casa, mentre gli altri si intontivano davanti alla tv mi attaccavo alla tastiera e ne spremevo emozioni, lacrime, le note diventavano la mia voce e quanto è vero che non c'è apprendimento senza affetto. Quando poi ho potuto accarezzare pianoforte, harmonium e organo a canne ho vissuto emozioni profonde. Una delle cose che mi è piaciuta di più, dal primo esercizio che facemmo, un preludietto, sentire gli uccelli diventare pettegoli stimolati dalle note, specie quelle più acute. Non so se sia un problema assumere musica in dosi così massicce. Ascoltarla per ore, ma non solo.   Il "mio" pezzo del momento, in loop, sparato al massimo, forzando il server audio a impazzire, le orecchie a odiarmi e se il brano ha una certa regolarità ritmica e tonale, farlo partire più...

quand le cœur dort

Immagine
Tra lavoro, sonno latitante e questa vita così notturna, ho davanti una vera e propria fenomenologia del dormire. Ci sono anche sonni che non toccano il corpo, come quello della ragione. Ma c'è un dormire non necessario, il peggiore: quello del cuore. Allora, sparo una scia di colore nel buio, attacco sul muretto questa perla. Tanto per seguire un piccolo fil rouge. Chiedo scusa per la traduzone ma... volevo provarci :p J'ai envie que tu te réveilles et cherches mes jambes, J'ai envie de sentir tes mains fatiguées sur moi, J'ai envie que tu me m'apprens comment faire tout ce que touche ton plaisir ... Mais tu dors mais tu dors mais tu dors J'ai envie que tu me coinces en t'accrochant à mes hanches pour couler puis nous sauver d'un lit d'habitudes parfaites de faux mouvements et lointans... Mais tu dors... Et donne-moi ton rythme et bats ton temps et écart tes bras sur les miennes. Crucifie moi et écoute-...

la regola di Luca

Immagine
Potrà non essere molto visibile, eppure questo blog voleva servire anche ad avere un po' di pace. Come mettere semplici video, così, per quel che sento al momento. Quando è uscita questa canzone, che mi scuote molto, è stato come se Luca Carboni tornasse a ruggire, adorable lion. Ci sono regole giuste e sbagliate, ma chi lo decide? La favola di Adamo ed Eva, le mode, gli stereotipi. Sotto sotto, come sempre, c'è cuore. Come nel murales per Fancesco Lorusso. Anche se la regola più sbagliata è perdersi qualcuno che ti vuole.                             

ma come...

Immagine
...Possibile? Non l'avevo ancora messa? Bene, riparo subito. Dedicata a chi non ha paura di amare. Bonne écoute !       

una sana stanchezza

Immagine
Quando sei stanco come uno straccio zuppo, l'idea del letto è qualcosa di sublime. Se poi ti sei premiato con lenzuola fresche di armadio, il tuffo sarà ancora più delizioso. E così è passato anche questo mio tormento di due giorni con compleanno onomastico e anniversario di papà. No, non di matrimonio, quello sarebbe tra qualche giorno. Comunque è stato... istruttivo, sì, questo baratro annuale.  Ricordo che papà, prima di beccarsi quella micidiale meningo-encefalite, era stanco. Era come stanco di tutto. Deluso dalla Democrazia Cristiana, che non era stata di parola. Papà detestava Di Pietro, ma era il personaggio del Sud del riscatto che amava, come Mennea. Sotto sotto gli piaceva ma non poteva lasciarsi andare: quel giudice era un pezzo corrosivo su ciò in cui mio padre aveva creduto sin da prima di sposarsi. Allora la lezione di questo giugno così gelido è stata una sorte di piacevolezza nel sentirmi stanco. Di tante cose. Di provare ad essere un bravo operatore socia...