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Jeepers Creepers (Saga)

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 Di recente più di un sito, all'avvicinarsi dell'equinozio di primavera, ha ricordato che il personaggio di Jeepers Creepers sia vagamente ispirato alla figura di Dennis DePue, che è stato un vero killer, uxoricida e morto suicida quando ormai la polizia lo aveva in pugno. In effetti, a rivedere l'esordio del primo episodio, è inquietante pensare che le scene siano ricalcate su quelle di un evento vero. Che sia questo o meno il motivo, nel rivedere la saga mi sono ricreduto sui film, che pure, ingenuamente, ho guardato più volte, incantato e atterrito. A parte l'ultimo, hanno una tensione incredibile e certo il mostro Jeepers Creepers è qualcosa di unico.  In rete ci si spertica ad attribuirgli un'origine precipua:  dio Maya, pipistrello, rettile, alligatore, mostro della laguna... Ma ogni definizione non è completa e infatti, sempre a parte l'ultimo noioso episodio, il mostro è qualcosa di speciale. Riesce a fiutare la paura ed ha una sorta di invincibilità. Ri...

Blood Star (2024)

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 Ho appena finito di vedere "Blood Star" e ho ancora le palpitazioni. Non ne sono contento, ma questo vuol solo dire che il film è stato emozionante (anche troppo). Per sbaglio ho iniziato a guardarlo in italiano ma, come sempre, il doppiaggio è evitabile e osceno. Ormai mi sto abituando a provare  a dare "fiducia" a film con recensioni non eccelse per poi stupirmi. Forse dei miei gusti, o perché no, di quelli degli altri. E il battito accelerato rimane lì. Al suo debutto alla regia di un film, dopo aver girato solo spot televisivi, Jacomelli sembra muoversi abilmente. Sì, ci sono un paio di scene dove lo stacco non è curato, ma poco conta. Così come i debiti ad altri road movie inquietanti, ma Blood Star prende un'altra strada . Sembra quasi un figlio del #metoo, infatti il tema principale di questo lavoro è l'odio contro le donne. E forse è proprio questo che condiziona le recensioni negative, che ho letto, redatte da "maschi" (o presunti tali). ...

The Intruder (2024)

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Che carino questo film! Intanto, c'è da stupirsi di quanti lavori cinematografici abbiano lo stesso titolo - e qualcuno l'ho anche visto, ma penso che nessuno abbia trattato così bene il tema di sentirsi "invasi". "The Intruder" è passato quasi inosservato, si trova ben poco su quella che è una produzione a bassissimo costo, ben sotto i 10.000 $! Eppure, la storia è giostrata bene. Inizialmente un corto, il regista Jack Brame, giovane filmmaker, si è autoprodotto per dilatare la storia in qualcosa di più articolato. E ha mostrato di saperci fare. David Gow sembra un suo alter ego - e in questo ricorda, si parva licet, i Leaud e i Mastroianni. Credibilissimo e abile, nel mostrarsi un ragazzo che va a vivere da solo per la prima volta. Senza nulla togliere al coprotagonista, Steve McNair, sono rimasto folgorato da Monica (Lian) Bell, non solo per la sua bellezza, ma perché nell'interpretare Jennifer, la sorella di Michael, rende bene l'affetto e un nec...

Zahara - La ternura

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Che importanza hanno la bellezza e la giovinezza, perfino il sesso, che hai tanto ricercato, che hai voluto preservare, che hai protetto così tanto. Cosa importa se ciò che ti ha veramente commosso è stata la tenerezza? Cosa importa ora quante volte hai digiunato, sei andato a letto affamato, non sei uscito perché ti sentivi vuoto, che il tuo corpo fosse una statua, una prigione, una trappola. Niente dura troppo a lungo, nemmeno la tristezza che non ti lascia vivere, né il petto in fuori. Non il nodo allo stomaco, non i baci segreti, non la tua canzone preferita o l'estate della tua vita o lo stufato di tua nonna, non la passeggiata sulla sabbia, non la notte insonne, non il mal di denti, non lo sperma nella sua bocca, non la sensazione di essere pazzo, o quando ti lasciano distrutto, neanche la sconfitta. Né vertigini né nausea, né panico né lacrime, né il tuo idolo né pietà, né il pubblico né le ferite. Né i soldi sul tuo conto, né la paura di perderli, né il desiderio di morire ...

The Gorge (2025)

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 Tradotto pietosamente, come spesso accade, con "Misteri dal Profondo", "The Gorge" è un film superlativo. Critica divisa, ma finalmente Derrickson dà una buonissima prova alla regia su una storia scritta da Zach Dean. Di tutti gli horror usciti per San Valentino, perché vederne è forse un modo originale di passare quella festa, "The Gorge" si distingue non solo per una produzione costosa, ma per l'idea di unire diversi generi: Romance, Azione, Thriller, Horror, Fantascienza. Miles Teller sembra un Bruce Springsteen d'annata e Anya-Taylor Joy incanta come una Nikita Amelie, tra l'altro marcando splendidamente un finto accento russo nel suo inglese. Non amo la Apple, ma un film che inchioda allo schermo sì, anche se è fatto ad hoc per lo streaming. E d'altronde, questa è ormai la modalità più diffusa di vedere cinema. Sembra un videogioco, per qualcuno. Ma non lo è. Un film che dimentichi di aver visto. No, no e no, chi scrive queste critich...

The Man in the White Van (2024)

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"The Main the White Van" è un film che merita di essere guardato. Non solo perché è dedicato all'orgnizzazione no profit "National Center for Missing & Exploited Children", che si occupa di prevenzione e riabilitazione delle vittime, ma è tutto rivolto a un tema atroce, e nel finale scorrono le centinaia di nomi di minori scomparsi in America, sulle note e le immagini di registrazione della canzone finale, "Hope is why we are here", di Barry Coffing, che l'ha composta per celebrare proprio il NCEC.  L'idea di questa produzione è innovativa, perché pur basata su una - terribile - storia vera, non cerca di documentare soltanto o di rimanere sul punto di vista del killer, ma lo fa da quello di una sopravvissuta, Annie, una tanto giovane quanto eccellente Madison Wolfe. che interpreta una Final Girl, la quale non viene creduta mentre si dibatte nelle esperienze tipiche dell'adolescenza e si ritrova nel mirino di qualcosa molto più grande di...

Fear of Rain (2021)

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Ecco un altro dei tanti film sottovalutati, ma che penso sia un buon lavoro. "Fear of Rain" si lascia guardare e pure con una suspense continua. Il mix horror dramma thriller e, soprattutto, psicologico, funziona bene. A chi lo liquida come un pasticcio di teorie sulla mente, andrebbe ricordato che, al di qua di ogni classificazione, ogni persona, anche molto sofferente, è un mondo a sé. E questo vale ancora di più per Rain, protagonista dal nome poetico, interpretata da Madison Iseman che dà un'ottima prova, insieme ai genitori, Katherine Heigl e Harry Connick Jr., oltre a un’inquietante Eugenie Bondurant (Mrs. McConnell), una sorta di Anthony Perkins al femminile, che il regista Castille Landon sa presentare ambiguamente, insieme all'uso di soggettive oscure per Rain. Un primo merito del film è denunciare lo stigma vissuto da chi viene diagnosticato con un problema mentale e quindi isolato, con la prospettiva di non poter vivere una vera, qui è proprio il caso di di...

Zahara - Con Las Ganas

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Ricordo che quando sei arrivato, manco mi hai guardata, ero solo una tra più di 100, e, comunque, hai fatto tu le prime virate. Come ho potuto non accorgermi che ci sono ascensori proibiti, che ci sono peccati complici, e tu eri così vicino. Mi vesto di te, tu ti vesti di me, e giochiamo a fare gli umani, in questa stanza grigia. Mordo l'acqua per te, scivoli dentro me, e giochiamo a fare due mici, che non vogliono dormire. Le mie ancore non hanno fermato i tuoi istinti, né le tue i miei lamenti. E lascio allentare i miei bulloni e che le formiche mi facciano contorcere. Voglio che non smetti di stringermi senza che io dica qualcosa. Che i tuoi polpastrelli siano agganciati ai miei vertici. Mi vesto di te,  tu ti vesti di me, e giochiamo a fare gli umani,  in questa stanza grigia. Mordo l'acqua per te, scivoli dentro me, e giochiamo a fare due mici, che non vogliono dormire. Non so cosa è successo alla fine, ho sentito solo frecce dentro. La nostra scomoda postura si è dilata...

Vow of Silence: The Assassination of Annie Mae

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Questo documentario a prima vista viene presentato come una di quelle ricostruzioni di delitti seriali, se non fosse che la vittima sarebbe una sola: Annie Mae Aquash, nativa americana, giustiziata nel 1975. Invece, nel primo episodio si scopre che decenni fa furono tanti i nativi uccisi, senza uno straccio d'indagine, né perfino l'identificazione delle vittime. Questa strage veniva perpetrata dal più grande serial killer della storia americana: l'establishment. Così, attraverso la storia di Annie Mae si ripercorre il tentativo di seppellire l'identità degli Indiani d'America. E quando dai ghetti delle riserve, vengono portati nelle città, l'obiettivo non è solo di edulcorare popoli che l'America l'hanno posseduta per millenni, ma di cacciarli dalle terre che gli erano stato sbolognate come improduttiva, le quali però, si scopre, contengono il 60% delle risorse minerarie del paese, tra cui soprattutto uranio.                       ...

Cellar Door (2024)

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 Sono ancora scosso dalla visione di questa storia, scritta da Sam Scott, diretta da un Vaughn Stein al suo terzo lavoro e, sicuramente, una promessa. Il film ha avuto pessime recensioni e credo di capire il perché: succede quando un racconto non è rassicurante, non coccola il tuo ego e allora non va bene. Perché tutti abbiamo una cantina con una porta da non aprire, che contiene le cose più inconfessabili, le vere colpe, non quelle dei "sensi di". Infatti la famiglia interpretata dai due protagonisti, Jordana Brewster e Scott Speedman, bravi attori come Laurence Fishburne, rappresenta una famiglia come tante. Alla ricerca della vita ideale, un buon lavoro, una casa stupenda.  Ma le mura sono solo un pretesto. Qui, per una volta, non ci sono luoghi infestati, perché siamo noi a viverli e a infilare nei nostri spazi ciò che potremmo decidere di celare, magari con una buona mano di pittura. Credo che sia questo che dà fastidio, in "Cellar Door", che infatti è sconvolg...

Mi arrendo

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 Questo blog era nato come una sorta di diario intimista, ma poi ha preso un'altra piega. per cui mi riprometto di astenermi da altri post come questo. Mi va bene parlare di cinema e mi stupisco se un articoletto su un film horror ha avuto più di 700 visualizzazioni. "Arrendersi" era un tag che avevo scelto proprio nel senso etimologico della parola, e cioè di restituire. Cosa? Emozioni, stupore, sorpresa, di fronte a bimbi, paesaggi, animaletti affabili.  Stavolta però con mi arrendo voglio dire altro. Mi arrendo a vivere, per quel che mi resta, ma senza preoccuparmi troppo della salute. Il cancro ha già bussato alla mia porta e so che non ci si può fare molto. Per  cui mangio male, dormo peggio. Nemmeno mi affanno a voler sembrare più bello, giovane, ricco. Sono caratteristiche che non mi hanno mai entusiasmato, soprattutto su di me. Però non mi arrendo agli anfibi in faccia, al dramma dei lager, a uno Stato che non è cosa pubblica. Anche se sono sempre più solo ed esse...