Soulm8te (2026)

Questo film è uscito soltanto ora, e solo in home video, pur essendo stato girato ben prima, perché doveva essere uno spin-off della serie M3gan, ma sconta il fiasco di M3gan 2.0 - tanto che quello invece non l'ho visto e non penso di farlo. Eppure, anche se la critica è divisa (detesto questa frase) e il pubblico anche di più, credo che "Soulm8te" sia un ottimo horror. Più thriller, ed erotico, come si suol dire, ma in tempi in cui impazzano menti artificiali (perché dirle pure intelligenti mi pare troppo) il messaggio che non si possa sperare di amare qualcuno di artefatto è quanto mai urgente.
Trovo che Kate Dolan sia una regista capace e con lei il team si fa efficace con un umano, troppo umano David Rysdahl e una incredibile "artefatta" Lily Sullivan, nel ruolo dell'androide Sara. Sì, è vero, il film non ha nulla di inaspettato, però forse le resistenze dei suoi detrattori sono dovute sia a una regista (e protagonista, anche) donna, ma soprattutto all'andare contro questa nuova religione dei robot. Invece, questo Robocop al femminile, che riprende "Her" ma anche lo splatter sensuale degli anni '80 e '90, con la donna sessualmente promiscua e mostruosa, tributa molti onori al passato - su tutti, il pub del karaoke "White Rabbit", proprio come in "Fatal Attraction", in una scena che ha qualcosa di emozionante quando Lily Sullivan inizia a cantare. Come ricorda Dolan al The Hollywood Reporter, gli Easter egg sono molti e c'è perfino un richiamo a Jason Vhoores, per la fine che farebbe Sara - al condizionale perché non sembra che "Lei" venga davvero terminata.
Questo lavoro insomma avverte che il benessere possa venire solo da se stessi, come dice a David Aubrey (Claudia Doumit), ottima comprimaria e ideale di una donna reale, perché infatti, anche se arriverà a simularlo, il robot Sara non può vivere, ovviamente, le parti più vitali di amare - cioè ciò che rende l'esistenza dotata di senso, come godere e - volendo - generare. 
L'avvertenza su quanto siamo sempre più connessi è fatale: nulla viene mai davvero cancellato, non possiamo sapere dove finiscano e vivano quelle cose, magari in uno spazio digitale, comunque a noi sconosciuto. Il guaio, e Soulm8te ce lo dice chiaramente, è che ormai non possiamo farci più niente. E Sara, con la sua sensuale attrazione, simbolizza proprio il fascino che l'IA esercita su di noi, una seduzione pornografica ma per questo finta, mercificata, crudele.
Per fortuna qui M3gan non c'entra molto, la storia è un'altra e vale la pena di  ascoltarla e guardarla. 

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