Grazie Clint
Senza clamore, com'è nelle sue corde, solo per bocca del figlio Kyle, il grande Clint Eastwood ha rinunciato a lavorare nel cinema. Certo, a 96 anni appena compiuti, ha tutto il diritto di pensare a riposarsi, dopo aver donato la sua esistenza a Hollywood.
Regista sin dal 1971, autore di una quarantina di film e attore in una settantina, quattro premi Oscar, più tanti altri riconoscimenti, tra cui un César onorario nel 1998, un Leone d'oro alla carriera nel 2000 e una Palma d'oro onoraria nel 2008, il contributo di Eastwood al cinema è imponente.
«Ho tanti bei ricordi del lavoro con lui. Ora è in pensione... Ma sono stato molto fortunato a poter lavorare con lui su molti film. È
stata un'esperienza straordinaria per me», ha detto il figlio Kyle. E la tenerezza è un tratto distintivo di Clint, che ne possiede molta e a detta di tanti, nella realtà non è per niente un duro. Come il fatto che alla regia avesse mantenuto le abitudini dei tempi di Sergio Leone, per cui non dava mai il ciak, l'action o il cut, per non spaventare i cavalli.
Un regista zen, che preferiva il "buona la prima" e lavorare senza deliri, chiedendo anzi feedback: mi è piaciuta la scena, anche a te? Allora va bene così, andiamo a casa...
Una carriera durata ben sette decenni, con capolavori davanti e dietro la macchina da presa. Che qui non cito, perché sarebbero troppi, e il cinema è meglio vederlo, più che raccontarlo.
Per cui, resta solo da dire: grazie Clint!

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